Strage Isis del macedone. Quattro morti tra la folla

"Se c'è una cosa positiva che possiamo cogliere da questa tragedia, è che il poliziotto ferito è stato soccorso da due cittadini con origine migratoria"

«Se c'è una cosa positiva che possiamo cogliere da questa tragedia, è che il poliziotto ferito è stato soccorso da due cittadini con origine migratoria». Nelle ore più convulse vissute da Vienna dal 1975, anno dell'attentato di un commando palestinese contro la sede dell'Opec, il ministro degli Interni austriaco Karl Nehammer è riuscito a trovare uno spunto per ringraziare due giovani viennesi di origine turca e inviare un messaggio di coesione alla comunità degli immigrati in Austria.

Tutto attorno resta lo sgomento della popolazione della capitale dopo i fatti di lunedì sera. Attorno alle 20 le agenzie internazionali battono la notizia di numerosi attacchi terroristici compiuti nel centro della capitale austriaca da uno o più terroristi che sparano per strada contro ogni persona che incontrino. La prossimità delle esplosioni alla sinagoga ottocentesca di Seitenstettengasse fa dapprima pensare a una replica del 1981, quando lo stesso luogo di culto ebraico (l'unico rimasto in una città che prima del nazismo contava 93 sinagoghe) fu assaltata da un gruppo terrorista palestinese armato di granate. A conforto della tesi dell'attentato antiebraico arriva anche l'iniziale testimonianza del rabbino viennese Schlomo Hofmeister, che dal suo appartamento attiguo alla sinagoga sente i primi colpi e vede i passanti in fuga.

La rapida diffusione del panico a zone attigue conferma poi che il terrore non si è fermato nella Seitenstettengasse ma che tutta Vienna è sotto attacco: Morzinplatz, Salzgries, Graben, il mercato della frutta e quello della carne. Nel giro di pochi minuti si conteranno cinque morti (fra i quali un attentatore) e diciassette feriti: sei sono gravi e fra questi si conta un poliziotto. La capitale viene ferita in una calda serata d'autunno, l'ultima in cui i viennesi possono andare in un pub o in un caffè prima del lockdown, il cui inizio è fissato alla mezzanotte di lunedì. Le forze dell'ordine invitano la popolazione a barricarsi in casa e scatta la caccia ai presunti attentatori. Nel frattempo su internet circolano spezzoni di filmati in cui si vede almeno un giovane armato fino ai denti che spara ad altezza d'uomo.

E in una scena cruenta che ricorda l'attacco jihadista contro il giornale satirico parigino Charlie Hebdo, si vede lo stesso individuo colpire un uomo già ferito e caduto a terra. Ore dopo la polizia rivelerà che il terrorista abbattuto si chiamava Kujtim Fejzulai, ventenne con passaporto dell'Austria e della Macedonia del Nord e noto alle autorità come sostenitore dell'Isis. E proprio lo Stato islamico ha rivendicato l'attentato di Vienna con un comunicato diffuso sul suo canale Telegram.

Ad aprile 2019, Fejzulai era stato arrestato per aver cercato di unirsi all'esercito del califfo in Siria. Condannato a 15 mesi, a dicembre dello stesso anno Fejzulai è fuori con la condizionale. In conferenza stampa, il ministro Nehammer ha accusato il colpo: «L'attentatore è riuscito a farsi beffe del programma di de-radicalizzazione ottenendo il rilascio anticipato».

L'uccisione del giovane estremista islamico non basta a riportare la calma in città e il governo schiera l'esercito a tutela di una serie di luoghi che richiedono protezione, permettendo così alla polizia di concentrarsi sulla ricerca di eventuali complici di Fejzulai: l'esecutivo dispone anche la chiusura delle scuole. La caccia all'uomo continua. Solo nella mattinata di ieri il ministro Nehammer riferirà che «al momento non ci sono indicazioni di altri attentatori». L'attività di intelligence dà comunque alcuni frutti: nel corso di 18 perquisizioni, 14 persone sono arrestate.

Ieri pomeriggio la polizia svizzera rende noto di aver arrestato nei pressi di Zurigo due cittadini elvetici di 18 e 24 anni in relazione all'attentato islamista di Vienna. Nella capitale austriaca, un consiglio dei ministri straordinario proclama tre giorni di lutto nazionale. «È stato un attacco d'odio. Odio per i nostri valori fondamentali, odio per il nostro modello di vita, odio per la nostra democrazia», afferma il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, rivolto alla nazione. E conclude: «Non ci lasceremo intimidire».

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