Un rinvio a data da destinarsi, anche tra molti mesi: e nel frattempo Mario Roggero dovrà rassegnarsi a restare in cella, con i suoi settantadue anni e i suoi acciacchi. Il primo tentativo dei legali dell’orefice di Grinzane Cavour si sospendere l’esecuzione della condanna a quattordici anni di carcere viene rimbalzato dalla magistratura di sorveglianza di Torino che invita a riparlarne dopo che saranno depositate le motivazioni della sentenza definitiva della Cassazione. Ma nessuno è in grado di prevedere quanto i giudici della Suprema Corte impiegheranno a scrivere un provvedimento che si annuncia lungo e complicato. Se ne parlerà, se va bene, dopo l’estate.
“Alla sua età - aveva scritto il difensore di Roggero, Stefano Marcolini, nell’istanza - una condanna a quattordici anni di carcere somiglia a un ergastolo”. E nella stessa istanza il legale aveva segnalato che proprio per questo, per l’impatto devastante che l’espiazione della pena avrebbe sulla vita dell’uomo, è stata presentata dalla moglie l’istanza di grazia da parte del presidente della Repubblica. Che senso ha costringere Roggero a iniziare a scontare la pena, fino a quando il Quirinale non avrà preso la sua decisione? Ma contro questi argomenti il giudice di Sorveglianza di Torino Elena Massucco risponde ieri con un provvedimento assai tecnico, spiegando che la decisione definitiva non spetta a lei ma all’intero Tribunale, che, “potrà assumere una ponderata decisione con completa istruzione di elementi istruttori, tra i quali anche la motivazione della sentenza della Corte di Cassazione, che si è pronunciata sul ricorso avanzato dal Roggero”.
Nell’istanza al giudice di sorveglianza l’avvocato Marcolini ha riportato ampi stralci della domanda di grazia firmata dalla signora Roggero, Mariangela Sandrone, in cui si legge tra l’altro che la condanna del marito “se eseguita rappresenterebbe per me, per le nostre quattro figlie e per la famiglia tutta una ulteriore condanna a non poter più vedere Mario in libertà, per non parlare dei danni economici all’attività della nostra gioielleria”. Per spiegare il suo diniego, oltre a spiegare che il differimento della pena riguarda casi in cui l’espiazione della pena non sia ancora iniziata, il giudice aggiunge una considerazione interessante: “il differimento risulta funzionalmente destinato ad impedire, in caso di pene detentive brevi, la vanificazione di un eventuale provvedimento clemenziale, che potrebbe intervenire tardivamente”. Tradotto: siccome invece Roggero ha da scontare quattordici anni di carcere, ha tutto il tempo di attendere in cella che si compia l’iter della grazia. Sulla stessa linea anche la magistratura di sorveglianza di Milano, cui i legali di Roggero avevano inviato la stessa istanza visto che l’orefice è detenuto a Bollate. Nel provvedimento depositato ieri si legge che l’istanza è inammissibile, visto “il differimento è applicabile nei casi in cui l’esecuzione della pena non sia ancora iniziata”. La colpa di Roggero è stata quella di presentarsi spontaneamente in carcere, all’indomani della condanna definitiva iniziando così a espiare la pena.
Scenario complesso, e apparentemente senza vie d’uscita a breve termine. La famiglia di Roggero però non demorde: “È una questione - dice la figlia Laura - che stanno seguendo i nostri legali. Manteniamo la speranza che ci sia comunque una soluzione, che sia la concessione dei domiciliari o la grazia, anche tenuto conto della sua età”.
