La strategia di Elly. Sposare le piazze e oscurare Conte: "Il vecchio Pd non lo faceva più"

La segretaria è a tutte le proteste non avendo i numeri in Parlamento

La strategia di Elly. Sposare le piazze e oscurare Conte: "Il vecchio Pd non lo faceva più"

Occupare «la piazza», far politica «con i corpi», «non limitarsi al Parlamento».

La nuova leader del Pd ha teorizzato con parole chiare la sua strategia, anche nel Question Time della settimana scorsa con la premier Giorgia Meloni: «Ora il governo è lei, e a lei toccano le risposte: io sono all'opposizione». E a lei tocca essere in ogni piazza dove si manifesti un'opposizione sociale, politica, culturale all'esecutivo del centrodestra. Così ieri Elly era in piazza a Milano con le famiglie arcobaleno che protestavano per lo stop imposto ai Comuni sulla registrazione dei figli delle coppie omogenitoriali, a fianco del primo cittadino Beppe Sala e del parlamentare Alessandro Zan, padre dell'omonima (e mai approvata) legge contro l'omotransfobia. Assente invece, guarda caso, il capo grillino Giuseppe Conte, che un po' teme di finire in secondo piano quando c'è lei (più nuova, più giovane, più donna etc) e un po' non si vuol sbilanciare troppo su un tema controverso. E dunque ha scelto di restarsene a casa sua.

Del resto per Schlein l'esordio da segretaria appena eletta è stato proprio in piazza: il 5 marzo scorso, a Santa Croce a Firenze, per la «manifestazione antifascista» promossa dalla Cgil, fotografatissima tra Maurizio Landini e il sindaco Dario Nardella. Quando non può essere presente di persona, Schlein manda i suoi: l'11 marzo, a Cutro, c'era Chiara Gribaudo a guidare la delegazione dei parlamentari dem al corteo dopo il tragico naufragio in cui hanno perso la vita decine di migranti. Il 17 marzo a Napoli ha spedito Giuseppe Provenzano a rappresentarla alla manifestazione contro «il progetto secessionista dell'autonomia differenziata».

«Usare i nostri corpi è giusto e importante, non possiamo limitarci a incalzare il governo in Parlamento», ha detto giorni fa al congresso Cgil di Rimini, a chi le chiedeva conto di questo presenzialismo di piazza. Con un rimprovero esplicito ai suoi predecessori: «Il Pd di prima non lo faceva». Sorvolando sul fatto che il Pd «di prima» era per lo più al governo, e sarebbe stato bizzarro scendere in piazza a protestare contro se stesso. Lei questa preoccupazione non la ha: è felicemente all'opposizione, contro una maggioranza di centrodestra sufficientemente solida da potersi dare un orizzonte di legislatura, e occupare le piazze diventa un esercizio assai più agevole.

E proprio con la protesta lei è nata in politica: il primo evento che la portò alla ribalta delle cronache fu la mobilitazione (ideata dal suo leader di riferimento dell'epoca, Pippo Civati) «Occupy Pd», destinata ad additare al pubblico ludibrio i famosi, anonimi e molto trasversali «101» franchi tiratori Pd che affossarono - dopo le elezioni politiche del 2013 - la candidatura di Romano Prodi alla presidenza della Repubblica, ai tempi della maldestra regia dell'aspirante premier Pierluigi Bersani. Schlein andò anche a suonare al citofono di Prodi a Bologna, per omaggiarlo di una t-shirt con la scritta «Siamo più di 101», inaugurando così una affettuosa amicizia con il fondatore dell'Ulivo.

Obiettivo del presenzialismo di piazza della leader dem è quello di imporre la propria immagine di capo dell'opposizione al governo Meloni, mettendo le basi per una disfida a due alle prossime elezioni europee.

Anche se su temi delicati come i diritti delle famiglie «arcobaleno» Schlein sa di dover tenere a bada posizioni molto diverse nel suo stesso schieramento, a cominciare da quei cattolici che, gli ha ricordato Graziano Delrio, sono «molto preoccupati»: «La maternità surrogata non piace a noi come non piace alle femministe di sinistra, Elly rispetti tutte le sensibilità».

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