Stretta sul Reddito contro i furbetti. Vanno a casa anche i navigator

Prima offerta entro 80 chilometri poi in tutta Italia. Ogni mese centro per l'impiego

Stretta sul Reddito contro i furbetti. Vanno a casa anche i navigator

Con la manovra finanziaria arriva la tanto preannunciata nonché auspicata, stretta sul reddito di cittadinanza. La misura economica, riformulata dal governo Draghi, si prefigge di arginare abusi e irregolarità per incentivare occupazione e inclusione sociale. E sembra totalmente condivisa dallo stesso Luigi Di Maio (in foto) che la ritiene: «Un tagliando al reddito con tanto di aggiornamento e controllo sulle truffe». Furbetti, amanti sconsiderati del divano e lavoratori in nero attenzione, i nuovi vincoli saranno così rigidi che non consentiranno malintesi: chi trasgredirà le regole rimarrà fuori dal beneficio senza appello.

Al contempo ai 2.980 navigator in servizio da 2 anni e 6 mesi non saranno rinnovati i contratti ma lasceranno il posto alle agenzie di lavoro interinale iscritte all'Albo e autorizzate dall'Anpal. Saranno loro a svolgere le necessarie attività di mediazione tra domanda e offerta di lavoro tra aziende e percettori dell'assegno di Stato. E per ogni assunto è riconosciuto il 20% dell'incentivo previsto per il datore di lavoro. Tuttavia i nuovi requisiti entreranno in vigore dall'1 gennaio prossimo a partire dalle offerte di lavoro che passeranno da 3 a 2, dal rigore con il quale verrà firmato il patto per il lavoro e quello per l'inclusione sociale che tratteggeranno le nuove caratteristiche sottoscritte nell'articolo 21 del Ddl bilancio 2022 in merito al riordino della disciplina del reddito di cittadinanza. Chi non si atterrà alle nuove direttive vedrà revocato il beneficio: stop al reddito di cittadinanza dopo due proposte di lavoro congrue rifiutate. L'offerta è considerata congrua se il lavoro dista al massimo 80 chilometri dalla residenza, o vi si arriva in 100 minuti con mezzi pubblici; ma il vincolo territoriale salta dalla seconda offerta, che diventa congrua da qualsiasi luogo arrivi in tutt'Italia. Al contempo però già a partire dal prima rifiuto entra il cosiddetto décalage, la decurtazione di una prima porzione di reddito.

«Non è sicuramente con un décalage di 5 euro al mese che si risolvono i problemi, qua c'è qualche miliardo da destinare ad altre voci di spesa». È il commento del leader della Lega Matteo Salvini. Ulteriore stop all'assegno arriva se non ci si presenta almeno una volta ogni mese, senza comprovato giustificato motivo, presso un centro per l'impiego. A partire da gennaio si incominceranno a firmare i cosiddetti patti per il lavoro anche per quanti, a causa della pandemia, non si sono potuti recare al centro di zona anche per l'assenza di operatori che lavoravano in smartworking.

Sottoscrivendo il patto si accetta il percorso di inclusione sociale che preveder servizi in presenza con un progetto personalizzato e congruo al percettore, altrettanto verranno considerati nuovi progetti utili alla collettività: ciascun comune sarà vincolato a integrare nell'ambito di questi progetti almeno un terzo dei percettori. Vincoli stringenti per la partecipazione in presenza: ogni percorso prevede la frequentazione periodica del percettore di reddito di cittadinanza, ovviamente dotato di green pass, al quale per l'impegno formativo e sociale non verrà riconosciuto alcun bonus aggiuntivo. Una vigilanza speciale sarà svolta dall'Inps alla quale viene chiesta «una specifica attività di monitoraggio a cadenza trimestrale e, entro il mese successivo alla fine di ciascun trimestre». I risultati verranno comunicati al ministero del Lavoro e al ministero dell'Economia.

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