No, non è solo un vizio della sinistra italiana. Le guardie frontaliere del pensiero progressista chiedono i documenti d'identità antifascista - sempre, solo e rigorosamente in assenza di fascismo - anche all'estero. Non solo alle fiere del libro, ma anche nei luoghi dove si commemorano le tragedie, con sprezzo prima di tutto delle disgrazie e poi anche del ridicolo. I fatti: il prossimo 8 agosto sarà il settantesimo anniversario della strage di Marcinelle, la tragedia nella quale persero la vita 262 minatori, dei quali 136 italiani. L'Ugl, il sindacato presieduto da Francesco Paolo Capone, chiede di poter apporre una lapide commemorativa sul Muro del Ricordo della miniera di Bois du Cazier. Fin qui, tutto normale. Ma la normalità dura ancora ben poco. A stretto giro di posta arriva la replica, inaspettatamente piccata, dell'associazione che gestisce il sito: niente targa dell'Ugl, a causa della sua "presunta" tendenza di estrema destra.
Segue che: 1) Oltre confine non sanno minimamente cosa sia l'Unione generale dei lavoratori, che è una confederazione sindacale sì di area di centrodestra, ma che non ha nulla a che vedere con l'estremismo; 2) In Belgio, esattamente come in Italia, a sinistra il pregiudizio ideologico batte il giudizio logico e, soprattutto, calpesta anche il più elementare buonsenso; 3) Quelli che si baloccano con parole come partecipazione, inclusione e memoria condivisa sono sempre i primi a escludere chi è sospettato di non pensarla come loro, a indossare la toga da divorzisti della memoria e a trasformare persino la commemorazione di una tragedia collettiva in un privè radical chic.Insomma niente di nuovo sotto il sole dell'avvenire: siamo alle prese con il solito (e sempre più diffuso) fascismo degli antifascisti.