Sulla lotta al virus il premier cambia i "comandanti". Ribaltone al Cts

Il governo atteso da 500 nomine tra agenzie e partecipate. Ma le prime sostituzioni sono tutte dedicate al Covid. Dopo Arcuri e Borrelli, Draghi congeda Miozzo. In arrivo Ciciliano

Sulla lotta al virus il premier cambia i "comandanti". Ribaltone al Cts

E siamo a tre. Prima Angelo Borrelli, capo della Protezione civile, al quale non è stato rinnovato il contratto. Poi il commissario «a tutto» Domenico Arcuri, messo gentilmente alla porta e sostituito con un generale. Adesso tocca ad Agostino Miozzo salutare la compagnia e fare i bagagli. Dopo più di un anno «al fronte», il coordinatore del comitato tecnico scientifico scrive infatti a Draghi e lascia l'incarico: da domani si occuperà «di emergenza scuola», nella squadra del ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi. Sparisce un'altra faccia della lotta al virus: chi prenderà il suo posto alla guida del Cts? Tra le tante ipotesi quella di Fabio Ciciliano, anche lui medico e dirigente della Protezione civile. Previsti pure altri ingressi e «modifiche all'organizzazione». Nuovo il governo, nuova la rete degli scienziati di supporto.

La rivoluzione morbida di Mario Draghi, energica e senza scossoni polemici, prosegue. A un mese quasi dalla fiducia, il premier ha cambiato tutti i vertici delle strutture tecniche che contrastano la pandemia, oltre al sottosegretario con delega ai servizi segreti e al capo della polizia. La catena di comando anti-Covid è completa, ora «bisogna accelerare». Draghi è un tipo che delega ma che vuole vedere risultati.

Stesso schema anche per l'altra grande missione del governo, il Recovery Fund. Il nocciolo duro, il pacchetto di mischia dei ministri tecnici, è già a un buon punto nella preparazione del Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza necessario per ottenere i quasi duecento miliardi di sussidi stanziati da Bruxelles. Ma perché quei soldi arrivino e vengano poi spesi bene, all'Italia serve rimettere un po' in ordine le società di Stato e partecipate. Dalla Cassa depositi e prestiti all'Anas, da Fs alla Consap, si tratta di un pacchetto di nomine pesanti e delicate, che riguarda cinquecento nomi e che verrà affrontata da Palazzo Chigi a stretto giro di posta. Dai rinnovi dei consigli di amministrazione delle società pubbliche dipenderà il successo del Recovery italiano. Lavori, concorsi infrastrutture. La Cdp ha in mano dossier cruciali come le autostrade e la rete internet. Le ferrovie sono la più grande stazione di appalti del Paese. L'Anas è un altro asso. E l'elenco potrebbe continuare.

Poi c'è il giorno per giorno, al di là delle due grandi sfide, Covid ed economia. Ebbene, concluso il mese di rodaggio, il premier è soddisfatto della sua compagine. Se sui tecnici ovviamente non c'erano dubbi, a stupirlo positivamente sono i politici. Tutti hanno appreso velocemente il «metodo Mario», lavoro di squadra e niente polemiche, tutti cercano di dare il meglio, dai democratici ai leghisti. I buoni rapporti con Giancarlo Giorgetti sono noti ma pure con Massimo Garavaglia si registra sintonia. Con la delegazione di Forza Italia poi l'intesa è ottima. Draghi ha un'antica consuetudine con Renato Brunetta, infatti gli affidato una riforma che considera fondamentale, quella della pubblica amministrazione, e sta apprezzando Mariastella Gelmini per come gestisce i rapporti con i turbolenti governatori regionali. E piace Mara Carfagna, che si è buttata a pesce sui problemi del Sud, sfornando idee nuove.

Sull'altro versante cresce a sorpresa la stima nei confronti di Luigi Di Maio. Palazzo Chigi lo riempie di consigli, lui ascolta, si applica e fa «progressi». Elena Bonetti, Iv, trova spazio. Roberto Speranza invece è ormai una sicurezza. Draghi, che a Fiumicino lo ha citato più volte, trova che stia lavorando bene in tandem con la Gelmini nel difficile dialogo con le Regioni sulle misure e sui vaccini. Un ministro di Articolo 1 e uno di Fi: li ha voluti insieme per stabilizzare la coalizione, adesso la coppia funziona.

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