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"Superbonus, colpa anche di Bankitalia"

Giorgetti: "Via Nazionale avrebbe potuto lanciare il suo monito già tre anni fa, ma non lo ha fatto"

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La proposta avanzata da Banca d'Italia di fermare ilSuperbonus prima della scadenza «sarebbe stata gradita nel 2023, nel 2022 o nel 2021». Invece «arriva nel 2024, quando il governo sta esattamente procedendo a fare questo». Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ieri in Commissione Finanze al Senato per partecipare ai lavori sul decreto che limita l'impatto del credito d'imposta sulle ristrutturazioni, ha criticato la precedente gestione di Palazzo Koch.

È stato, infatti, l'attuale governatore Fabio Panetta ad avallare il deposito di una memoria a Palazzo Madama nella quale si specificava che la quota 2021-2023 del Superbonus «vale circa l'8% del Pil» (160 miliardi di euro) e, quindi, se le misure di contenimento non dovessero funzionare, «l'unica via sarebbe l'eliminazione del bonus prima della scadenza». Non altrettanta acribia - è questo il senso delle parole di Giorgetti - è stata dedicata alla questione dall'ex governatore Ignazio Visco che non ha mostrato analoga risolutezza né nei confronti dell'attuale esecutivo né di quelli passati.

Il sottinteso del ragionamento del ministro è abbastanza chiaro. Nel momento in cui la Ragioneria generale dello Stato è venuta meno ai suoi compiti, mancando di segnalare la deriva cui il 110% stava esponendo i conti pubblici, avrebbe dovuto essere Bankitalia a farsi carico di questa missione e avvertire gli esecutivi e il Tesoro dell'imminenza della catastrofe.

Perché di una catastrofe si tratta. «Avete presente il Vajont? Quando c'è stata la valanga che veniva giù era già partita, poi arrivata giù ha prodotto disastri», ha detto Giorgetti replicando a coloro che insinuano una sua corresponsabilità nell'attuale disastro. Tant'è vero che il titolare del dicastero di Via XX Settembre ieri ha preannunciato che «gli emendamenti parlamentari, come avvenuto in passato, di ampliamento delle deroghe non saranno presi in considerazione», mentre quello del governo dovrebbe essere presentato domani.

Per contenere quella voragine da oltre 200 miliardi destinata a trasformarsi da deficit in debito pubblico arriverà la prescrizione di spalmare i crediti del Superbonus a 10 anni. «Non sarà una possibilità ma un obbligo», ha tagliato corto il ministro. Questo atteggiamento ha suscitato le preoccupazioni degli addetti ai lavori. Le banche (Abi) e i costruttori (Ance) hanno diffuso un comunicato congiunto nel quale invitano i governo a «dare certezze» perché «interventi retroattivi minerebbero la fiducia di famiglie, imprese e investitori».

Ieri pomeriggio nel corso del Question time alla Camera Giorgetti ha fornito anche ulteriori indicazioni sullo stato dei conti pubblici. «Il rafforzamento patrimoniale delle banche ha contribuito a mantenere o migliorare i livelli di rating e ciò ha costituito uno dei fattori che ha contribuito alla riduzione dello spread negli ultimi mesi, quindi un risparmio in relazione agli interessi passivi», ha sottolineato il ministro in merito al prelievo sugli extraprofitti che poteva essere trasformato in accantonamento.

Infatti, «non risulta nessun versamento» degli istituti. Il ministro ha poi ricordato che nel Def «abbiamo ribadito che sarà prioritario garantire e confermare la riduzione del cuneo fiscale e gli abbattimenti dell'imposizione per quanto riguarda i redditi medio bassi».

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