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Svolta possibile Il dialogo a tre primo segnale

Il dato più rilevante è la fine della mediazione per procura: dopo i tentativi di Istanbul del 2022 e del 2025, oggi il tavolo negoziale vede la presenza attiva degli Stati Uniti

Svolta possibile Il dialogo a tre primo segnale
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Il vertice tripartito di Abu Dhabi, anche se in un contesto di durissimo scontro bellico, introduce importanti elementi di novità. Il dato più rilevante è la fine della mediazione per procura: dopo i tentativi di Istanbul del 2022 e del 2025, nell'ambito dei quali la Turchia ha svolto un ruolo da mediatore tra due parti che continuavano a non riconoscersi, oggi il tavolo negoziale vede la presenza attiva degli Stati Uniti. Quest'evoluzione, frutto di un lungo lavoro diplomatico svolto dall'amministrazione Trump, ha di fatto trasformato la questione a un confronto diretto tra attori dai quali dipende molto della stabilità globale. In questo contesto, l'inasprimento degli attacchi aerei russi di questi ultimi tempi, non deve essere spiegato in ragione di una volontà di bloccare il dialogo, perché spesso è proprio tramite un'escalation di violenza che si cerca di aumentare la pressione nel momento in cui si percepisce che una trattativa stia entrando nel vivo, al fine massimizzare il proprio vantaggio negoziale. Inoltre, la presenza di Washington significa per Mosca essere riconosciuta dagli Stati Uniti come un interlocutore di pari statura, realizzando così una sua reiterata richiesta. Per Kiev, essere parte di un processo trilaterale scongiura la possibilità che le due superpotenze nucleari arrivino a un accordo sopra la propria testa. L'apertura di un simile canale di comunicazione tripartito consente poi di gestire cose come lo scambio di prigionieri, la sicurezza nel Mar Nero e la protezione delle infrastrutture nucleari molto più efficacemente di quanto sia stato possibile finora.

Infine, il coinvolgimento degli Emirati Arabi Uniti, come ospite neutrale e partner economico di entrambi i blocchi, offre una cornice di riservatezza e pragmatismo che era mancata nei vertici precedenti, mentre impone una positiva de-ideologizzazione del confronto che punta ora a una realistica valutazione dei costi del conflitto sui mercati energetici e finanziari, ripristinando una diplomazia pragmatica che sembrava perduta.

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