Tariffe in vigore fino al 14 ottobre. Ora Donald rischia rimborsi miliardari

Per l'Europa la penale rimane al 15% ma ora regna il caos. Spettro ritorsioni

Tariffe in vigore fino al 14 ottobre. Ora Donald rischia rimborsi miliardari
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Cosa succederà dopo la decisione della Corte d'appello Usa? "Tutti i dazi sono ancora in vigore", ha tuonato Donald Trump annunciando su Truth il ricorso alla Corte suprema. Il caso riguarda i dazi doganali che non colpiscono settori specifici, un'eventualità temuta dal presidente. Per la Casa Bianca dichiarare illegali i dazi, avrebbe gravi ripercussioni sulla politica estera e sugli equilibri commerciali internazionali. La sentenza, con sette voti favorevoli e 4 contrari, rischia potenzialmente di costringere l'amministrazione Trump a rimborsare miliardi di dazi. Lo stesso segretario al Tesoro Scott Bessent ha parlato di rischio di un "grave imbarazzo diplomatico". I membri del gabinetto di Trump hanno avvertito che un'eventuale invalidazione dei dazi annullerebbe mesi di negoziati con l'Unione europea, il Giappone, la Corea del Sud e altri partner commerciali, esponendo al tempo stesso gli Stati Uniti al rischio di ritorsioni da parte di altri Paesi.

Nel frattempo, le tariffe resteranno in vigore sino al 14 ottobre per consentire alla Casa Bianca di fare ricorso alla massima giurisdizione americana. Il quadro attuale delle tariffe resta caotico. Dal 5 aprile, Washington ha introdotto un dazio minimo del 10% su tutte le importazioni provenienti da Paesi non coperti da accordi specifici. Oltre alla tariffa generale, applica dazi differenziati a seconda del partner commerciale con punte del 46% sul Vietnam e del 49% sulla Cambogia. La Cina affronta aliquote che oscillano fra il 30% e il 34%, con alcuni settori colpiti persino da tariffe oltre il 100%. Nei giorni scorsi Trump ha colpito l'India con dazi al 50%, un 25% per le tariffe reciproche e un altro 25% per gli acquisti di petrolio russo.

Quanto all'Europa, dopo l'accordo politico raggiunto in Scozia dalla presidente Ursula von der Leyen e Trump dei 27 luglio, Bruxelles e Washington il 21 agosto hanno diffuso una dichiarazione congiunta che illustra in dettaglio il nuovo regime tariffario statunitense nei confronti dell'Europa, "con un'aliquota tariffaria massima e onnicomprensiva del 15% per la stragrande maggioranza delle esportazioni dell'Ue, compresi settori strategici come automobili, prodotti farmaceutici, semiconduttori e legname". È previsto l'azzeramento dei dazi su una serie di prodotti strategici. "Tra questi rientrano tutti gli aeromobili e i relativi componenti, alcuni prodotti chimici, alcuni farmaci generici, apparecchiature per semiconduttori, alcuni prodotti agricoli, risorse naturali e materie prime essenziali", ha spiegato von der Leyen. Per quanto riguarda acciaio e alluminio, ci sarà una collaborazione per "affrontare insieme la sfida della sovraccapacità produttiva". Il settore resta soggetto a dazi al 50%, ma Usa e Ue continueranno a trattare per introdurre delle soglie, al di sotto delle quali le tariffe saranno più contenute. Ad oggi non è stato, invece, raggiunto un accordo sul vino e sugli alcolici, che quindi restano assoggettati a una tariffa del 15 per cento. Da inizio agosto sono scesi dal 27,5 al 15% i dazi Usa sulle auto europee. Un risparmio di mezzo miliardo di euro stimato per l'automotive europeo, solo considerando i maggiori dazi altrimenti versati in un mese. Intanto, con lo scoccare della mezzanotte sulla costa atlantica, il 29 agosto negli Stati Uniti sono entrati in vigore i dazi imposti dall'amministrazione Trump sui piccoli pacchi che, fino ad oggi, godevano di un regime di esenzione. Anche i colli postali con un valore inferiore agli 800 dollari, dunque, saranno soggetti a tassazione al loro ingresso sul territorio americano. Gli unici pacchi ad essere esentati sono quelli contenenti regali di valore inferiore ai 100 dollari.

Resta da capire chi sarà a pagare il conto dei dazi oggi e chi lo pagherà domani? Secondo un recente studio di Goldman Sachs, fino a giugno 2025 la quota delle tariffe doganali pagata dagli esportatori esteri era

inferiore al 15%. In base allo stesso studio, i due terzi dell'aumento erano, sempre fino a giugno 2025, sostenuti dalle aziende Usa, attraverso la compressione dei margini, mentre appena un quarto era trasferito sui consumatori.

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