"Accanimento giudiziario". Bufera sulla sentenza della Cassazione contro la famiglia Craxi

Respinti i ricorsi presentati dai familiari di Craxi contro gli avvisi di accertamento per tasse evase e da pagare, riferite al 1992 e al 1993. Per la Corte i soldi depositati in Svizzera erano riconducibili all'ex leader e non al Partito socialista italiano. Riesplode la polemica politica

"Accanimento giudiziario". Bufera sulla sentenza della Cassazione contro la famiglia Craxi

È morto da più di ventuno anni Bettino Craxi, ma il suo nome continua a scatenare polveroni mediatici (e non solo). Questa volta non per un dibattito sulla figura politica e sulle responsabilità giudiziarie legate a Tangentopoli. La polemica stavolta è esplosa dopo che la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dalla famiglia contro l’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia dell’aprile 2014. La controversia riguardava l’impugnazione di due avvisi di accertamento emessi nei confronti di Craxi per recuperare le tasse su "redditi diversi e di capitale" per il 1992 e il 1993, per un imponibile complessivo di oltre 23 miliardi e mezzo di vecchie lire, con una maggiore Irpef da pagare pari a 10,7 miliardi di lire (oltre alle sanzioni). I giudici hanno condannato i ricorrenti al pagamento di oltre 20 mila euro di spese legali.

Nell’ordinanza della Cassazione si legge che "i documenti indicati in sentenza (della Commissione tributaria regionale, ndr) delineano un quadro probatorio idoneo a suffragare le pretese erariali, nel quale domina la figura del signor Benedetto Craxi, la cui attività risulta documentata dalla movimentazione, per il tramite di terze persone, del conto corrente International Gold Coast, materialmente riconducibile al Craxi medesimo". Secondo i giudici, quindi, i soldi del Psi, depositati sul conto svizzero denominato "International Gold Coast" sarebbero stati nella completa disponibilità di Craxi e non in quella del partito.

"Le ingiustizie e l'accanimento nei confronti di Bettino Craxi e della sua famiglia non sembrano avere fine - tuona la senatrice di Forza Italia Stefania Craxi, figlia dello scomparso leader socialista - nonostante il trascorre degli anni e nonostante la verità su quella stagione, i suoi falsi eroi e le sue storture siano ormai sotto gli occhi di tutti. A conclusione di una vicenda grottesca, surreale, che riguarda fatti e questioni di cui né io, né mio fratello e né mia madre ci siamo mai occupati (alla faccia del principio di responsabilità personale!), siamo stati nostro malgrado trascinati in un contenzioso tributario a conclusione del quale siamo chiamati a dover pagare le spese processuali, e solo quelle, poiché non abbiamo ereditato nulla, se non altro perché nulla c'era da ereditare, se non i valori e le idee, di un uomo il cui unico interesse di vita era la politica, come ammisero candidamente alcuni degli stessi giudici del Pool (di Mani pulite, ndr)".

Il secondogenito di Bettino, Bobo Craxi, in un'intervista al Corriere della sera chiarisce alcuni aspetti importanti: "Mio padre è morto e noi abbiamo rinunciato all'eredità. Prima con il 'beneficio di inventario', separando la nostra posizione dalla sua. E poi del tutto". Prevista dal codice civile, l'accettazione con beneficio d'inventario limita la responsabilità dell’erede al valore dell’attivo ereditario, evitandogli di compromettere il proprio patrimonio nel caso in cui emergano debiti rilevanti nell’eredità."Sapevamo che mio padre aveva pendenze fiscali - prosegue Bobo Craxi -. Ma non c'era nessun conto suo. I magistrati ne hanno attribuito a lui uno intestato a terzi. Se poi mi chiede della natura illegale dei finanziamenti, è un segreto che mio padre non ha portato nella tomba: l'ha detto in Parlamento. In ogni caso sono passati 30 anni". E ribadisce che "nulla è dovuto perché c'è il beneficio di inventario". Il figlio dello scomparso leader socialista prosegue ricordando che "il Psi non prendeva fondi dall'Urss né dagli Usa. Recuperare soldi per il partito ha dato origine anche a fatti di natura non specchiata e a volte intollerabili. Ma mio padre spingeva per una soluzione di natura politica. O, vaticinava, Tangentopoli sarebbe durata anni e così è stato".

"Solidarietà a Stefania Craxi per una vicenda che appare illogica e grottesca - dice il leader della Lega Matteo Salvini - un accanimento gratuito verso la famiglia di un uomo che non c’è più. Ingiustizie generano ingiustizie. Anche per questo serve al più presto una seria riforma dell’intero sistema Giustizia, e i referendum nei quali siamo impegnati, insieme agli amici del Partito Radicale, sono uno strumento democratico, di popolo, per una giustizia giusta".

Di accanimento parla anche Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato. ''L'accanimento nei confronti della famiglia Craxi non ha fine: a 21 anni dalla morte ad Hammamet, la moglie e i figli del leader socialista, eredi 'con beneficio di inventario', sono stati trascinati in un surreale contenzioso tributario su una vicenda controversa che risale al 1992 e ora condannati dalla Cassazione a pagare le spese processuali. Questi sono i tempi e gli usi distorti di una giustizia che si pronuncia dopo trent'anni e colpisce chi, come Stefania e i suoi congiunti, non ha mai avuto a che fare con le vicende contestate. A Stefania giunga quindi la mia piena solidarietà''.

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