Attendere, confondere e sopravvivere. Sono le tre regole della strategia iraniana. Una strategia messa a punto dopo la batosta dello scorso giugno e applicata con grande cura nelle prime due settimane di guerra. Una strategia che fa capolino tra le righe delle dichiarazioni rilasciate ieri dal ministro degli esteri Abbas Araghchi e da Ali Larijani, già presidente del Parlamento e consigliere della defunta Suprema Guida Ali Khamenei. Partiamo da quell'attesa assunta come regola guida della resistenza al nemico. Attendere significa non solo guadagnare tempo, ma anche sottrarlo a un Donald Trump costretto a contare i giorni che lo separano dalle elezioni di Midterm. "La guerra finirà solo quando l'Iran sarà sicuro" afferma Araghchi facendo capire di puntare a un conflitto di lunga durata simile alle guerre "infinite" che Trump ha sempre detto di voler evitare. "Non abbiamo mai chiesto un cessate il fuoco e non abbiamo mai chiesto di negoziare. Siamo pronti a difenderci finché sarà necessario" ricorda Araghchi in un'intervista alla rete Usa Cbs.
I successori di Khamenei applicano, insomma la lezione appresa dei talebani. E ricordano a Trump che loro possiedono il tempo mentre lui deve fare i conti con i calendari della democrazia. In questa prospettiva attendere significa levarsi di dosso anche la minaccia di Israele. Una volta ritiratisi gli Stati Uniti, lo stato ebraico dovrà gioco forza uscire di scena non avendo i mezzi e la profondità strategica per portare la guerra sul territorio iraniano. Confondere, come ricorda nell'Arte della Guerra Sun Tzu è invece "il cuore di ogni strategia visto che la guerra si fonda sull'inganno". Su questo sia Aragchi, sia Larijani sono sintonia con lo stratega cinese. Dietro le allusioni del ministro degli Wsteri iraniano ai contatti con "diversi Paesi che desiderano garantire un passaggio sicuro alle loro navi" si cela il tentativo di seminare zizzania tra l'America del permaloso Trump e i suoi alleati, europei in testa, poco propensi a seguirlo nell'avventura iraniana. La Repubblica islamica - aggiunge Araghchi - "è aperta ai Paesi che vogliono parlare del passaggio sicuro attraverso lo stretto di Hormuz". Per aggiungere scompiglio alla confusione Larijani tira di mezzo gli Epstein file e le voci su un coinvolgimento del presidente Trump. "Ho sentito dire - scrive su X il consigliere della defunta Suprema Guida - che i membri rimanenti della rete di Epstein hanno ordito un complotto per realizzare un attentato simile all'11 settembre e attribuirne la responsabilità all'Iran". Nella frase di Larijani si legge sia la minaccia di un attentato contro l'Occidente, sia il tentativo di sfruttare le voci complottiste che spiegano la discesa in guerra dell'America con la necessità del presidente di sottrarsi ai ricatti nascosti nei dossier del finanziere pedofilo morto suicida.
Sfruttando le false notizie sulla morte del premier Benjamin Netanyahu circolate in rete nei giorni scorsi i Guardiani della Rivoluzione si dicono pronti a togliere di mezzo il capo del governo israeliano. "Se questo criminale assassino di bambini è ancora vivo - afferma un loro comunicato - continueremo a dargli la caccia e a ucciderlo con tutte le nostre forze". Lo stato maggiore di Teheran accusa invece il "nemico" di utilizzare droni simili ai suoi Shahed 136 per colpire i Paesi del Golfo e incolpare la Repubblica Islamica. In questo caso si sfrutta la notizia autentica della realizzazione da parte degli Usa di un drone a basso costo copiato dai Shahed iraniani per seminare il sospetto che sia Washington e non Teheran a colpire i Paesi del Golfo. Confondere equivale, insomma, a seminare caos e confusione. Nella consapevolezza che per dichiarare vittoria l'America di Trump ha bisogno di un successo sul campo o di una resa incondizionata. Mentre alla Repubblica Islamica basta solo sopravvivere.
E nella propaganda bellica di Teheran scende in campo anche il potente missile balistico Sejjil, sganciato ieri contro Israele. Grazie alla sua capacità di manovra ad alta quota è soprannominato "missile danzante" per l'abilità di eludere i sistemi di difesa missilistica nemici come l'Iron Dome.
Un missile balistico superficie-superficie a medio raggio a due stadi, con separazione della testata, dal peso tra 650 e mille kg, alimentato a propellente solido, con un'autonomia tra 2mila e 2.500 km, che in teoria può colpire in Europa.