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Terremoto nell'Egeo tra Grecia e Turchia. 14 morti e mini tsunami

Scossa di magnitudo 7 colpisce duramente Smirne e l'isola di Samos. Più di cento i feriti

Terremoto nell'Egeo tra Grecia e Turchia. 14 morti e mini tsunami

Edifici crollati, macchine travolte da un mini tsunami, quattordici morti, oltre cento feriti. É il primo bilancio di un potente terremoto, magnitudo 7.0, che ha colpito Smirne e la costa egea della Turchia, a nord dell'isola greca di Samos, ed è stato avvertito anche a Istanbul, Atene, e nell'isola di Creta. «Siamo accanto ai nostri cittadini colpiti dal terremoto con tutti i mezzi del nostro stato. Abbiamo avviato le necessarie attività nella regione con tutte le istituzioni e i ministeri interessati» ha scritto su Twitter il presidente Erdogan.

In Grecia, la marea ha inondato il porto di Samos e diversi edifici sono stati danneggiati. «È stato una scossa molto forte, è difficile averne una più grande» ha puntualizzato Eftyhmios Lekkas, capo dell'organizzazione greca per la pianificazione antisismica.

I residenti dell'isola greca di Samos, che ha una popolazione di circa 45 mila abitanti, sono stati invitati a stare lontani dalle zone costiere. Il terremoto si è sprigionato a una profondità di 10 chilometri, anche se i funzionari turchi hanno detto che era in realtà a 16 chilometri sotto terra. A Smirne, terza città più grande della Turchia, molte persone sono state viste correre per le strade in preda al panico.

I video postati sui social media mostrano il momento in cui crolla un edificio a più piani. In altri filmati si vedono decine di persone che si arrampicano sulle macerie alla ricerca di sopravvissuti. La scossa ha fatto anche crollare la parte anteriore della chiesa della Panagia Theotokou a Karlovassi, una delle località turistiche greche. Due ragazzi sono stati uccisi dal crollo di un muro. Mentre a Smirne un numero imprecisato di persone si trova sotto le macerie dopo i crolli di edifici.

Ci sono state segnalazioni di inondazioni dopo l'innalzamento del livello del mare e alcuni pescatori sono dispersi. Detriti, frigoriferi, sedie e tavoli sono stati trascinati dalla marea anomala per le strade, e le auto ammucchiate l'una sull'altra. «Non abbiamo mai sperimentato niente del genere», ha detto George Dionysiou, il vice sindaco di Samos. «Le persone sono in preda al panico» e ci sono almeno otto feriti. I danni sono consistenti sia in Grecia che in Turchia. Ci sono state varie segnalazioni di edifici crollati con persone bloccate tra le macerie in alcuni distretti di Smirne e in altre province dove è stato avvertito il terremoto. Il governatore di Smirne ha detto che almeno 70 persone sono state salvate da sotto le macerie. E gli isolani sono stati esortati a stare lontani dalle zone costiere.

Ma non è il primo disastro in questa area. La Turchia e la Grecia si trovano entrambe su linee di faglia e i sismi in queste aree sono comuni. A gennaio più di 30 persone sono state uccise e più di 1.600 ferite quando un terremoto ha colpito Sivrice nella provincia orientale di Elazig in Turchia. Nel luglio 2019, la capitale greca Atene è stata colpita da una scossa che ha interrotto l'elettricità in gran parte della città. Più di 17 mila persone sono state uccise nell'agosto 1999 quando un altro sisma di magnitudo 7,6 ha colpito Izmit, una città a sud-est di Istanbul.

E nel 2011, un terremoto nella città orientale di Van ha ucciso più di 500 persone. «Sono abituato ai terremoti, quindi non l'ho preso molto sul serio all'inizio - ha raccontato Ilke Cide, uno studente che era nella regione di Guzelbahce ieri - , ma questa volta è stato davvero spaventoso» e ha aggiunto che la scossa è durata «almeno 25-30 secondi».

Ma c'è anche un risvolto positivo nella tragedia. Ieri i ministri degli esteri di Turchia e Grecia - coinvolti in una forte disputa sulla proprietà delle risorse di idrocarburi nel Mediterraneo orientale - hanno parlato al telefono dopo il terremoto e si sono detti pronti ad aiutarsi a vicenda. Che la disgrazia possa avvicinare questi due Paesi che sembravano destinati ormai ad essere sempre più lontani.

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