La terribile gabbia della fase 2

La terribile gabbia della fase 2

Innanzitutto ci servirà un affidabile “termometro dei sentimenti” per capire chi sono quegli “affetti stabili” che vanno sotto la dicitura “congiunti” e a cui, a partire da lunedì prossimo, potremo andare a far visita. Poi, nel dramma, si dovrà fare una selezione all’ingresso per decidere chi può partecipare ai funerali e chi no. Da decreto sono ammessi “parenti di primo e secondo grado” ma comunque non più di quindici persone. Qualcuno resterà sicuramente fuori. Coi numeri non si scherza! E che dire della giungla di protocolli stilati per i negozi che scalpitano per riaprire e non morire di debiti? Si va dai menu da disinfettare alle otto ore d’aria per gli abiti provati.

Eravamo consci che la “fase 2” sarebbe stata complicata, ma non fino a questo punto. Sin qui gli italiani hanno dimostrato di essere all’altezza della situazione: hanno risposto compatti e con diligenza quando il governo ha decretato il lockdown e hanno tenuto duro fino all’ultimo, chiusi nelle proprie case mentre l’economia precipitava inarrestabile. Ora si aspettano risposte adeguate dal premier Giuseppe Conte e dalle sue innumerevoli task force. Ma queste risposte non arrivano. A meno di una settimana dal fatidico 4 maggio, la riapertura non solo sembra un miraggio ma è addirittura infarcita di gaffe grossolane e di caotiche retromarce. Prendete per esempio il tira e molla sulle Messe. Palazzo Chigi è stato obbligato a ravvedersi non tanto per un motto di spiritualità, ma per la levata di scudi dei vescovi. Qualunque regnante sa bene che è meglio avere la Santa Chiesa dalla propria parte anziché farle la guerra. E che dire del pasticcio sulle scuole? Da che era addirittura in dubbio la riapertura delle elementari a settembre si è passati all’ipotesi dei corsi estivi. Un vero e proprio delirio. Il piano stilato nei giorni scorsi ha, poi, escluso interi settori dalla possibilità di rimettersi in affari. Un divieto che rischia di condannarli alla bancarotta. E, anziché pensare a loro, nell’ultima conferenza stampa-show, il premier si è soffermato maggiormente (almeno in termini di tempo) sullo sport e le attività all’aperto. Manco gli italiani fossero un popolo di maratoneti! Non basta mettersi a correre per riacquistare la libertà. E, ad ogni modo, la priorità è un’altra: non ci sarà ripartenza se i commercianti e le imprese non riprenderanno a marciare.

Le risposte si fanno ancora più confuse quando lo Stato è chiamato a mettere mano al portafoglio. Al di là degli annunci in conferenza stampa, non è ancora ben chiaro la portata degli aiuti economici. Quel che è certo è che sembrano le banconote del Monopoli. Tutto finto. Al netto dei 600 euro, che suonano più come uno spot elettorale, i prestiti garantiti si scontrano con una burocrazia selvaggia e inestricabile e gli aiuti dell’Unione europea suonano vuoti quanto le promesse dei giallorossi.

Come può ripartire un Paese de queste sono le premesse? Come si può sperare nella “fase 2”? I tentennamenti del governo hanno fatto enormi danni quando il lockdown è stato ritardato di oltre un mese e i pasticci fatti con protocolli e decreti hanno esposto l’intero Paese al contagio. La speranza era che il governo potesse imparare da propri errori. Così non sembra.

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