Non dev'essere bellissimo fare i servi di procura per 27 anni e poi essere sconfessati dalla procura locomotiva d'Italia, quella di Milano: al Fatto Quotidiano non accadeva da quando diffusero la notizia di una intercettazione dove Berlusconi definiva la Merkel "culona inchiavabile" (2011) che sputtanò l'Italia nel mondo e causò un danno politico-economico spaventoso. L'intercettazione non esisteva. Ma definirli "servi di procura" è ingeneroso, e soprattutto è impreciso, perché le cose sono cambiate: non è più magistratura contro politica, oggi c'è una trasversalità di certa magistratura contro altra magistratura, alleate con certi politici contro altri politici, alleati con certi giornali contro altri giornali. Un esempio? Il mito del "bavaglio alla stampa", tormentone insapore che il Fatto attribuisce al "governo dei bavagli" anche quando è la stessa magistratura, i bavagli, a metterseli da sola. Ieri per esempio è slittato "l'autobavaglio" del Csm sulle linee guida per la comunicazione delle procure: è la stessa magistratura a mettersi il bavaglio, ma Il Fatto lo inserisce nell'elenco governativo. Un altro è la semplice applicazione della Legge Cartabia (a suo tempo sostenuta dai grillini) secondo la quale le procure devono comunicare solo con comunicati o conferenze stampa. Un altro bavaglio sarebbe la sanzione del Csm al procuratore Francesco Pinto per sue dichiarazioni su un tizio che aveva patteggiato. Altre sono emendamenti o proposte di legge: una obbligherebbe i giornali a pubblicare assoluzioni e proscioglimenti o archiviazioni "con rilievo adeguato", e che bavaglio sarebbe? Un'altra, che è sempre quella, vieterebbe di pubblicare dialoghi non riprodotti nei provvedimenti, insomma irrilevanti. Un'altra la chiamano "Garlasco" e prevede di dare dei limiti anche agli avvocati sparlanti in tv.
Morale: nelle ultime due settimane abbiamo contato nove "bavagli" evocati dal Fatto. Nove. Per fermare i quali "non è bastata neanche la vittoria del No al referendum". Contro chi? Contro "il governo dei bavagli". È un momento difficile, coraggio.