Sottosegretario Matteo Perego di Cremnago, nelle prime ore dell'attacco all'Iran il ministro Crosetto era bloccato a Dubai: come siete stati in contatto e che pensa delle polemiche dell'opposizione?
"Le trovo strumentali, perché tutto il vertice politico si sta adoperando per salvaguardare la sicurezza nazionale".
L'azione contro l'Iran ha colto di sorpresa il governo italiano o era previsto?
"Credo che attaccare le forze iraniane appena identificata la posizione di Khamenei fosse nei piani di Israele e degli Usa. Ma la mobilitazione di forze americane, la più imponente degli ultimi 20 anni, faceva presagire un'azione su larga scala in continuità con le operazioni di giugno. Non si tratta di un fulmine a ciel sereno, ma dell'evoluzione di una crisi in atto. Il governo ha seguito la situazione in stretto contatto con i partner internazionali. La priorità è stata la sicurezza dei nostri connazionali civili e militari".
Quale sarebbe l'obiettivo finale?
"Gli obiettivi sono molti, dal programma nucleare iraniano alle attività delle milizie di Teheran nella regione, una minaccia per la stabilità internazionale. Quello finale potrebbe essere creare le basi per un percorso democratico e la fine delle repressioni interne, ma è prematuro parlare di Iran libero. Accompagnare un percorso politico è fondamentale per evitare il ripetere errori del passato causati da vuoti di potere, come in Iraq e Libia".
Dopo la morte di Khamenei ci sarà un cambio di regime a Teheran?
"La morte della guida rappresenta un passaggio storico, ma sarebbe illusorio pensare che automaticamente l'Iran diventi democratico. Restano strutture di potere forti, a partire dai pasdaran. Un cambiamento potrà avvenire solo con una pressione internazionale. La futura leadership potrebbe aprire a riforme con un approccio più vicino all'Occidente".
La reazione dell'Iran contro i Paesi del Golfo spaccherà il mondo arabo?
"Il rischio esiste, ma gli attacchi contro i Paesi del Golfo potrebbero rafforzare una convergenza tra le monarchie locali contro un attore destabilizzante. Molto dipenderà dalla durata dell'escalation e dalla capacità di lavorare con la diplomazia".
Che conseguenze avrà la chiusura dello Stretto di Hormuz?
"È un evento catastrofico, in questo nodo essenziale per l'energia globale passa il 20% delle esportazioni di petrolio e un aumento del prezzo dell'oro nero avrebbe ripercussioni su tutti i settori economici".
L'Europa come dovrebbe reagire?
"Con una sola voce e una comune visione strategica. Deve contribuire a una rapida de-escalation preparandosi a gestire le conseguenze su catene di approvvigionamento energetico, oltre che affrontare situazioni emergenziali e fornire aiuti umanitari".
Quanto preoccupano le reazioni di Russia e Cina?
"Russia e Cina hanno relazioni strategiche con Teheran, alleato chiave contro l'Occidente, anche per interessi diretti come forniture di droni alla Russia e petrolio alla Cina. È fondamentale orientare il loro ruolo verso la de-escalation".
L'attacco al consolato americano in Pakistan e gli scontri con l'Afghanistan fanno temere un allargamento della crisi.
"Il rischio di contagio regionale esiste, bisogna evitare che crisi diverse si sovrappongano".