Sono passati tre anni dalla morte di Silvio Berlusconi (foto), un "arcitaliano" secondo la dizione di Curzio Malaparte perché, amato e odiato, aveva questa caratteristica coinvolgente: la maggior parte si riconosceva in lui e persino molti dei suoi odiatori professionisti lo detestavano anche per questo. Veniva più o meno dal nulla, al liceo faceva piccoli affar vedendo compiti in classe ma arrivò alla presidenza del Consiglio per tre volte ma sempre inseguito da uno sciame di calabroni giudiziari e avvisi giudiziari finiti nel nulla. Che cosa resta? Certamente la nostalgia di uno che fosse liberale, un liberalone popolare come non c'era mai stato e che aveva in testa un'idea di Italia che poi non si era del tutto materializzata ma che comunque era stata varata. Era sicuro di poter dominare la politica estera con abbracci e un certo clima goliardico che però era anche politico, perché metteva in gioco i rapporti umani, talvolta eccedendo: Michelle Obama durante un evento implorò i suoi bodyguards affinché gli impedissero di gettarle le braccia al collo dopo aver dato dell'abbronzato a suo marito. La sua linea di politica estera era quella dello stretto legame universale con l'America e uno ancora più stretto con Vladimir Putin con cui aveva stretto un'amicizia personalissima, quasi giocosa, a palle di neve.
Credeva anche lui che l'era delle guerre fosse finita e nel 2002 convocò a Pratica di Mare i grandi della Terra, Bush e Putin per primi, per far loro stringere le mani giurando che la guerra fredda era finita. La guerra fredda era già finita da un po', ma lui volle mettere il suo suggello sull'evento e passare alla storia.
Le cose però andarono diversamente. Lo ricordo in casa sua ad Arcore tre mesi prima che morisse. Era molto sofferente non solo per le sue condizioni fisiche ma per la politica occidentale che secondo lui non aveva capito nulla di Putin e lo stava aizzando alla guerra totale: "Quello lì - alludendo a Putin - non è un tipino semplice e bisogna saperlo prendere. A me stava a sentire. Ma di questo passo, conoscendolo, verrà il momento in cui userà le armi atomiche. E allora noi che facciamo? Una buca in giardino per costruire un bunker o ci trasferiamo tutti in Nuova Zelanda?". Lo vedemmo tutti furioso quando non si vide eletto alla presidenza del Senato, carica che pensava gli fosse dovuta per metterlo nelle condizioni di parlare con Putin a nome di tutta l'Europa e salvare il mondo.
Durante la sua stagione di governo voleva tutti i moderati dalla sua parte, sdoganò i "fascisti" di Fini che corsero in Israele per chiedere scusa dell'Olocausto, dopo la competizione con i leghisti, con Umberto Bossi riuscì ad annodare un rapporto umano molto stretto: "Ciascuno di voi dovrebbe adottare un leghista" diceva ai suoi deputati e senatori. Tuttavia, le tre componenti esterne a Forza Italia e cioè An di Gianfranco Fini, il Ccd-Udc di Pierferdinando Casini e la Lega di Bossi non andarono mai d'accordo, motivo per cui le tanto attese riforme furono fatte in modo non strutturale. Ricordo una notte durante la quale Bossi, Fini e Casini costrinsero Berlusconi a salire al Quirinale, dimettersi ed essere subito reincaricato. La riforma costituzionale che fu approvata dalle Camere e che riduceva il numero di deputati e senatori introducendo elementi più liberali, fu bocciata al referendum.
Gli accanimenti giudiziari prendevano di mira ogni parte della sua vita, anche privata, e saliva il clima d'odio, un odio da guerra civile che rendeva difficilissimo governare. Quando fu ucciso il dittatore libico Muhammar Gheddafi, che era stato ospite di Berlusconi con tende e mogli, si scatenò per le via di Roma un sabba infernale di manifestanti che auguravano a Berlusconi di fare la stessa fine. Oggi gli stessi accusano Berlusconi di aver fatto parte di una congiura della Nato per uccidere Gheddafi, con cui il presidente italiano aveva fatto un accordo che prevedeva la vendita di alcune motovedette per arginare nel Mediterraneo l'immigrazione dei disperati gestita da bande di trafficanti di esseri umani. La pressione giudiziaria cresceva perché, come disse il giudice Palamara "i giudici dipendono dal Csm di cui il presidente è il presidente della Repubblica".
Col passare del tempo, tuttavia, si consolidava il principio del bipolarismo, senza porte sbarrate a nessuno per consentire la governabilità di un Paese che tende costantemente alla frammentazione. Questo lavoro è stato estenuante ma è riuscito: il governo Meloni ha governato finora con la massima compattezza ed è quasi a fine legislatura e lo stesso potrebbe accadere con una maggioranza di centro sinistra.