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Il "tribunale rosso" passa all'attacco. La Russa in campo: sentenza abnorme

Dissequestrata la Sea Watch5. Ecco chi sono le toghe anti Meloni di Md e Area

Il "tribunale rosso" passa all'attacco. La Russa in campo: sentenza abnorme
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La sentenza del Tribunale di Palermo sul risarcimento alla Ong Sea Watch di Carola Rackete accende lo scontro tra governo e toghe. Ieri si è aggiunto un altro capitolo che ha visto il Tribunale di Catania disporre il dissequestro della Sea Watch 5. In difesa dei giudici, che hanno condannato lo Stato italiano al pagamento di 90mila euro alla Ong, aprendo a un pericolosissimo precedente, scende in campo il presidente del tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini, uno storico leader di Magistratura democratica, la corrente progressista delle toghe. Per Morosini "le reazioni alla decisione sono figlie del clima di tensione che sta maturando con la campagna referendaria".

"Mi chiedo spiega il presidente del tribunale, che è tra i sostenitori del no al referendum - se le dichiarazioni aggressive aiutino i cittadini a comprendere il merito della riforma su cui si dovranno pronunciare".

Nel merito del provvedimento la toga sostiene che "l'esercizio del diritto di critica si esprime evidenziando la contraddittorietà di passaggi della motivazione dei provvedimenti o segnalando la violazione di norme specifiche richiamate dal giudice. Non mi pare che sulla sentenza oggetto delle invettive sia avvenuto questo. Non credo che etichettare il giudice come non imparziale solo sulla base di un dispositivo non gradito o magari neppure conosciuto sia esercizio del diritto di critica".

A replicare è il presidente del Senato Ignazio La Russa che appoggia il punto di vista della premier: "Ho visto il post della presidente del Consiglio Meloni e mi trovo pienamente d'accordo e la ringrazio per non aver avuto esitazione a denunziare un qualche cosa che ci sembra soprattutto assurdo. Non deve entrare nella polemica referendaria o cose del genere, ma credo che vada stigmatizzato un provvedimento che rende sempre più difficile far rispettare le leggi in Italia. Credo che sia sotto gli occhi di tutti l'abnormità, secondo me, di una sentenza che vuole premiare chi aveva speronato una nave italiana delle forze dell'ordine".

Qualche dubbio sul posizionamento dei giudici che hanno deciso appare lecito. Maura Cannella, la toga che ha condannato lo Stato italiano a risarcire l'Ong Sea Watch per 90mila euro, vanta una lunga esperienza nella sezione immigrazione del Tribunale di Palermo. Una sezione che già dai tempi del governo giallo-verde con Matteo Salvini all'Interno è stata un fortino delle toghe rosse.

Cannella fa parte di Area Dg, la corrente di sinistra dei giudici, nata dalla scissione con Magistratura democratica, l'ala più progressista delle toghe. Nel 2025 Cannella è stata candidata nella lista di Area al consiglio giudiziario del Tribunale di Palermo. Agli inizi della sua carriera viene assegnata come uditore alla Procura di Termini Imerese. A dicembre del 2024 partecipa a un evento sul rito della giustizia civile con Luca Minniti, giudice del Tribunale di Firenze, autore di alcune sentenze contro i provvedimenti del governo Meloni in materia di immigrazione, anche lui esponente della corrente Area. E non si può dire diversamente del passato, e presente, del presidente del tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini, che proprio recentemente ha partecipato a un panel per spiegare la propria posizione in merito al referendum sulla giustizia: tra i relatori anche Silvia Albano, la presidente della sua corrente di appartenenza, Magistratura democratica, e Roberto Scarpinato, ex magistrato e oggi senatore in quota 5 Stelle.

Sempre perché il magistrato deve essere e apparire sia terzo che imparziale.

Così tanto che, si legge nell'ultimo numero di "Questione giustizia", il trimestrale fondato da Giuseppe Borrè, il suo nome compare nel comitato di redazione con il giudice Marco Patarnello e la Albano. Sempre Morosini è autore del saggio "Mani legate.

La separazione delle carriere per addomesticare la giustizia". Non è certo un reato esprimere il proprio pensiero su una riforma, è però alquanto anomalo che chi difende determinate posizioni abbia un chiaro orientamento di pensiero.

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