"Troppe ordinanze locali? Se a Roma non decidono..."

Il governatore: "Regione allo stremo, decisivo restare a casa. Mi sento in colpa pure quando faccio benzina"

«Siamo allo stremo. I numeri sono ancora drammatici, dobbiamo assolutamente riuscire a far diminuire il contagio». Fatica a nascondere la preoccupazione il governatore della Lombardia Attilio Fontana nel tragitto che lo porta da casa alla sede delle Regione Lombardia. Ormai da un mese la sua vera casa. «Una situazione incredibile, mi sono sentito in colpa anche a fermarmi per fare benzina».

Presidente, quanto dura ancora? Sarà anche ovvia, ma è la domanda che tutti vorrebbero farle.

«Non sono uno scienziato, ma dico che per tutti è difficile rispondere».

Una previsione.

«Bisogna aspettare la data in cui questa maledetta curva dei contagi comincerà a scendere».

E non scende.

«No che non scende. Finalmente si cominciano a rispettare le misure restrittive, perché anche la scorsa settimana erano in troppi in giro a fare una vita normale».

L'istinto di sopravvivenza.

«E anche il miglior modo per diffondere il virus».

Sabato alle 20 lei ha blindato la Lombardia, poco prima di mezzanotte il premier Giuseppe Conte l'ha seguita con un decreto per tutta l'Italia.

«Ho sempre detto che servivano misure più rigorose».

Ancora una volta la Lombardia ha dettato la linea del rigore e così Conte è stato costretto a inseguirla?

«Diciamo qui stiamo vivendo questo dramma più direttamente sulla pelle e per chi è a contatto con i cittadini, l'angoscia è più percepibile».

Buon carattere di natura o la convinzione che l'arte del politico sia la mediazione?

«Ma no, anch'io m'incazzo quando è il caso».

Cosa dice oggi a chi l'ha derisa per aver indossato la mascherina quando gli altri non capivano quanto il contagio fosse grave?

«A loro non dico niente. Spero solo che si siano resi conto. E per chi mi ha insultato ci saranno casomai le querele».

Le mascherine servono?

«Tutto serve in un'epidemia».

Il decreto Conte le piace?

«La prima parte va nella nostra direzione, la seconda con la chiusura degli ambiti produttivi su cui le Regioni non hanno poteri, è ciò che auspicavamo».

Il ministro Boccia dice che ci sono troppe ordinanze locali.

«Se a Roma prendessero delle decisioni non ci sarebbe bisogno delle ordinanze locali».

Ma perché il virus colpisce così forte in Lombardia?

«Non lo sappiamo, ma parlando con gli specialisti mi sono fatto l'idea che qui circolasse da più di un mese e che tanti casi di Covid-19 siano stati trattati come semplici influenze o polmoniti, lasciando che i contagiati propagassero l'infezione».

E perché si muore di più in Italia che in Cina e Corea?

«Non credo sia vero, semplicemente credo che la percentuale si abbasserebbe molto se il rapporto fosse fatto sul numero reale dei contagiati».

Alcuni studi dicono che in Lombardia sarebbero dieci volte di più.

«Sono tantissimi»

L'ultima diatriba è sui supermercati, vanno aperti di più o di meno?

«Ci sono due tesi opposte ed entrambe hanno qualche ragione. Io credo sia meglio aprire di più o trovare un modo per scaglionare gli accessi».

Abbiamo messo in croce i runner. Non si è esagerato?

«Adesso in Lombardia è finita: basta corse all'aperto perché danno un'idea del liberi tutti. Ed è sbagliatissimo».

Arrivano altre restrizioni?

«L'ordinanza è la più restrittiva per le competenze regionali. L'ho fatta con il sostegno dei sindaci, convinto che sia l'unica strada per far capire quanto è decisivo rimanere a casa».

All'appello per trovare nuovi medici, hanno risposto in migliaia.

«È bellissimo, la dimostrazione che l'Italia esiste ancora. E dopo i cinesi, arrivano i medici cubani e i russi».

Diventeremo un modello di come si può affrontare il virus in un paese democratico che ha qualche problema in più della Cina, dell'Iran o della Corea?

«All'ospedale di Lodi chiamano le università americane per studiare e replicare il nostro modello negli Usa».

Si è parlato di controllare i movimenti con i telefonini.

«Chiariamo bene, queste sono semplicemente verifiche anonime degli spostamenti. Che però ci hanno fatto capire che il 40 per cento dei milanesi girava ancora tranquillo per la città».

Presidente, è stanco?

«Stanco, ma sto bene. Tengo botta, andiamo avanti».

Continua la caccia a mascherine e respiratori?

«Abbiamo subito attacchi a forniture di presidi sanitari dirette qua e che hanno cercato di dirottare. Ho scoperto un mondo pazzesco».

Felice di avere con lei Guido Bertolaso?

«Grande professionista. Anche le Marche mi hanno chiesto di poterlo consultare per affrontare l'emergenza. Con lui apriremo presto un ospedale alla Fiera che servirà a tutta l'Italia».

Il prossimo passo?

«Per rafforzare l'assistenza domiciliare variamo in Regione una delibera per coinvolgere i medici di famiglia nelle situazioni di infezioni poco gravi».

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