"Troppe le restrizioni, riapriamo" Land protestano contro la Merkel

Ma la Cancelliera non cede. Chiuse molte fabbriche

Berlino «Mi manca partecipare di persona alle sedute del governo». Ad Angela Merkel la quarantena non piace. La misura precauzionale si è resa necessaria a inizio di questa settimana: la cancelleria era stata appena visitata da un medico poi risultato positivo al Covid-19. Anche il G20 di giovedì in formato videoconferenza ha lasciato la leader tedesca insoddisfatta. L'isolamento, insomma, è fastidioso eppure le misure di sicurezza e di distanza sociale imposte dal suo governo ai cittadini tedeschi non si toccano. Così come ha detto no all'Italia che chiedeva all'Ue l'emissione di coronabond, la cancelleria ha opposto il suo garbato ma fermo «nein» a chi in Germania già preme per un allentamento delle misure anti-contagio per timore che affondino l'economia. Fra questi, anche il governatore del popoloso Nord Reno-Vestfalia e numero due della Cdu, Armin Laschet. Le stesse misure sono applicate in maniera diversa in Germania: se nella Saarland e in Baviera chi non rispetta le regole su accesso negli ospedali o apertura dei bar rischia multe fino a 500 euro, a Berlino i residenti continuano a circolare in maniera relativamente rilassata.

Anche il Consiglio etico tedesco ha sollecitato l'esecutivo a fornire una prospettiva ai cittadini visto che la solidarietà «non è né automatica né illimitata». A fornire solidarietà in maniera sostanziale ha provveduto venerdì il Parlamento approvando in via definitiva un pacchetto di aiuti da 156 miliardi destinato alle aziende, alle famiglie e agli ospedali. Previsti 60 miliardi di aiuti diretti alle pmi e ai lavoratori autonomi, ma anche l'accesso per la grandi aziende a un fondo da 600 miliardi per fare fronte all'emergenza. Nelle stesse ore il gruppo VW annunciava il prolungamento per altri quattro giorni dello stop di due settimane già imposto alla maggior parte dei suoi impianti produttivi.

Sul fronte della ricerca medica, novità arrivano da Braunschweig, dove il Centro Helmholtz per le Ricerche sulle Malattie infettive (Hzi) ha annunciato l'avvio di uno studio su 100mila persone per stabilire se abbiano prodotti anticorpi per il Sars-CoV-2. Il loro sangue sarà regolarmente testato per la ricerca di anticorpi contro l'agente patogeno: «Si presume che i pazienti che si sono ripresi dalla malattia non possano essere reinfettati con la Sars-CoV-2, spiega lo Hzi in una nota, ma «al di là delle infezioni registrate, a oggi non sono disponibili dati sull'esistenza o meno di un'immunità dal coronavirus». Parlando allo Spiegel, il capo del Dipartimento di Epidemiologia dello Hzi, Gérard Krause, ha ipotizzato che «agli individui immuni possa essere rilasciato una sorta di certificato di vaccinazione, che consentirebbe di essere esentati dalle restrizioni sulle loro attività». Se il governo darà luce verde ai test, i primi risultati dello studio arriveranno a fine aprile.

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