"Troppi tagli alla Difesa. Così l'Italia è inerme davanti al terrorismo"

L'ex capo di Stato maggiore dell'Aeronautica Pasquale Preziosa: "Fondamentali attrezzature e prevenzione"

"Troppi tagli alla Difesa. Così l'Italia è inerme davanti al terrorismo"

Roma - «Dove ci sono tagli non ci può essere difesa»: insomma, senza risorse non si può combattere il terrorismo internazionale. L'ex capo di Stato maggiore dell'Aeronautica militare, generale di squadra aerea Pasquale Preziosa, in pensione da fine marzo scorso, non ha dubbi su quella che deve essere la strategia di lotta all'Isis: «Una valida intelligence, lo scambio transnazionale di informazioni, mezzi adeguati». A partire dal velivolo che lui ritiene fondamentale per l'Italia: l'F-35.

Generale, lei parla della necessità di un incremento di mezzi e risorse, ma il trend è in controtendenza. Come ci si difende dal terrorismo visti gli ingenti tagli alla Difesa?

«Non è il momento giusto per parlare di tagli, perché farli adesso significa indebolire il sistema. Non è più possibile una riduzione delle risorse, semmai bisogna dotare il Paese di tutto ciò che è necessario per garantire agli italiani la difesa della propria sicurezza».

Le ultime notizie, però, riguardano una evidente riduzione del personale militare, in specie di specialisti e fondi destinati agli armamenti. Scelta azzardata?

«Posso dire che la spesa per il comparto non è diminuita rispetto all'anno precedente, ma la Difesa è stata sottoposta, negli ultimi 6-7 anni, a tagli di grande portata. Ulteriori riduzioni non sono possibili perché a questo punto davvero si andrebbe a inficiare il livello di sicurezza nazionale che, semmai, va aumentata. La nostra grande sorpresa del futuro sarà proprio la sorpresa. Guardiamo al Bangladesh, nessuno lo aveva immaginato. Per questo per difenderci dobbiamo avere attrezzature e capacità per aumentare il livello di prevenzione. Chi non fa pianificazione, ma populismo, mette a rischio la sicurezza del Paese».

Come vede il terrorismo, soprattutto alla luce di quello che è successo?

«Il terrorismo ho sempre affermato che è uno stato della mente. L'approccio che bisogna avere verso il terrorismo è sicuramente sistemico. L'Italia ha rafforzato la parte di intelligence che è fondamentale, ma certamente alla domanda "siamo sicuri o meno?" la risposta che do è che a casa mia ho messo la porta blindata. Questo non vuol dire che casa mia è invulnerabile, ma che ho messo dei sistemi in grado di poter resistere e difendermi da minacce. Non è, però, che trascuro il fenomeno. Tutti i giorni devo lavorare affinché il livello di minaccia possa essere abbassato e la minaccia non colpisca quelli che sono i miei interessi».

Quali sono i mezzi utili allo scopo?

«Non esiste un solo mezzo di controllo, ma un sistema. Operiamo dall'aria, sul terreno o in mare. La grande capacità di sorveglianza acquisita con i Predator, ma non solo, ci dà buone capacità. L'acquisizione delle informazioni ci garantisce in generale la capacità di comprendere tutto ciò che si muove intorno alle nostre aree di interesse».

Ma l'Italia si sta muovendo in questo senso?

«Tutto questo è per certi versi contenuto, a volte accennato, a volte approfondito nel Libro bianco della Difesa. Una possibile risposta europea al Libro bianco ci potrebbe dare una chiave di lettura a quello che stiamo facendo per l'adeguamento delle strutture militari a quelle che sono le nuove esigenze».

Gli F-35 possono aiutarci in questo, per combattere in futuro il terrorismo?

«Il nuovo mondo è globalizzato e i nuovi studi hanno indicato che la nuova capacità aerea sarà efficace solo se a bordo del velivolo ci sarà la possibilità di intelligence, sulla localizzazione obiettivi, l'elaborazione sulla sorveglianza e il modo di inviare informazioni a chi ne ha bisogno. Insomma, un sistema completo che ci garantisca che tutto quello che si muove intorno a noi può essere controllato. Queste tecnologie sono concretizzate nell'F-35 . Il mio punto di vista è frutto di un analisi: l'F-35 è indispensabile per la sicurezza nazionale. È uno smartphone e il mondo va in quella direzione».

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