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Da Trump 90 bombe su Kharg. "Coalizione per liberare Hormuz"

Colpiti obiettivi militari, risparmiati (per ora) i terminal petroliferi. Ma Teheran insiste sulla chiusura dello Stretto. Il tycoon chiama a raccolta Cina, Francia e Regno Unito

Da Trump 90 bombe su Kharg.  "Coalizione per liberare Hormuz"
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Donald Trump punta al cuore dell'industria petrolifera dell'Iran per ottenere l'apertura dello Stretto di Hormuz. "Pochi istanti fa, su mio ordine, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha eseguito uno dei più potenti raid aerei nella storia del Medio Oriente, annientando totalmente ogni obiettivo militare nel fiore all'occhiello dell'Iran: l'isola di Kharg", annuncia il presidente americano venerdì notte. Per ora, sottolinea, "ho scelto, per ragioni di decenza, di non distruggere le infrastrutture petrolifere presenti sull'isola. Tuttavia, se Teheran o chiunque altro dovesse compiere azioni per ostacolare il passaggio libero e sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, riconsidererò immediatamente tale decisione". Stretto di Hormuz che è diventato il vero piatto sul tavolo della guerra di Trump, che ieri ha lanciato un appello ad altri Paesi, tra cui Cina, Francia, Regno Unito, Giappone e Corea del Sud, a inviare navi da guerra per mettere in sicurezza lo Stretto.

Da Kharg transita circa il 90 per cento dell'export di greggio della Repubblica islamica, e come spiega il Centcom, gli attacchi hanno distrutto oltre 90 obiettivi militari, "tra cui depositi di mine navali, bunker per lo stoccaggio di missili". "L'Iran è completamente sconfitto e vuole un accordo, ma non un accordo che io accetterò", prosegue da parte sua il tycoon, attaccando "i media delle fake news che odiano riportare i successi che l'esercito statunitense ha ottenuto". "L'esercito di Teheran, e tutti gli altri coinvolti con questo regime terroristico, farebbero bene a deporre le armi e a salvare ciò che resta del loro Paese, che non è molto", sottolinea.

L'amministrazione Usa sta respingendo i tentativi degli alleati mediorientali di avviare trattative diplomatiche, secondo tre fonti informate citate da Reuters. L'Oman, spiegano, avrebbe provato diverse volte ad aprire una linea di comunicazione per un negoziato volto a porre fine alla guerra, ma la Casa Bianca "non è interessata", e pure l'Iran ha rifiutato qualsiasi possibilità di cessate il fuoco finché non cesseranno gli attacchi da parte di Stati Uniti e Israele. Funzionari iraniani intanto riferiscono che le esportazioni di petrolio dall'isola di Kharg continuano normalmente, il terminal è "pienamente operativo e le attività vanno avanti senza interruzioni", aggiungendo che non si registrano vittime. Mentre il ministro degli Esteri Abbas Araghchi avverte che "l'Iran risponderà a qualsiasi attacco contro le sue infrastrutture energetiche. Se gli impianti verranno presi di mira, le nostre forze colpiranno quelli delle società statunitensi nella regione o le società in cui gli Usa detengono partecipazioni". Stando alle fonti del Wall Street Journal, invece, Trump era consapevole del rischio che Teheran bloccasse lo Stretto di Hormuz, ma ha scelto comunque di entrare in guerra. Prima dell'attacco del 28 febbraio il capo di stato maggiore congiunto, generale Dan Caine, ha avvertito il presidente che l'Iran avrebbe potuto reagire tentando di chiudere il corridoio marittimo più importante al mondo per il traffico petrolifero. Il comandante in capo riconobbe il rischio, secondo le fonti, ma decise comunque di procedere con quella che è diventata la mossa di politica estera più importante dei suoi due mandati, convinto che l'Iran avrebbe capitolato prima di arrivare a bloccare lo stretto, o che le forze americane sarebbero state in grado di neutralizzare rapidamente qualsiasi tentativo.

A due settimane dall'inizio del conflitto, però, Teheran non ha arretrato e ha trasformato Hormuz nel suo principale strumento di pressione, colpendo navi mercantili e provocando un'impennata dei prezzi del greggio e uno choc energetico che si è propagato in tutto il mondo.

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