Donald Trump rivela che c'è uno sviluppo "molto positivo" nelle discussioni con l'Iran. Dopo l'annuncio di aver annullato un attacco contro Teheran pianificato per martedì, il presidente americano spiega che gli alleati in Medioriente gli hanno riferito di essere "molto vicini al raggiungimento di un accordo" che impedirebbe alla Repubblica islamica di acquisire armi nucleari. "Vedremo se reggerà o meno. Spero non dovremo fare la guerra", dice, avvertendo allo stesso tempo che "potremmo dover infliggere loro un altro duro colpo". Il tycoon, che ha esteso a tempo indeterminato la tregua, ha detto di aver preparato un blitz in seguito al rifiuto dell'ultima proposta di pace da parte del regime. Poi, però, i leader di Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti gli hanno chiesto "di rinviare l'attacco militare in quanto sono in corso negoziati seri". "Sembra esserci un'ottima possibilità che possano trovare una soluzione. Se riuscissimo a farlo senza bombardarli senza pietà, sarei molto contento", scrive su Truth.
Tuttavia, spiega di aver dato istruzioni all'esercito Usa di tenersi "pronto a sferrare un attacco su vasta scala contro l'Iran, in qualsiasi momento, qualora non si raggiunga un accordo accettabile". Il comandante in capo concede al regime "un periodo limitato, due-tre giorni, forse fino all'inizio della settimana prossima". E ribadisce di non poter permettere a Teheran di avere l'arma atomica: "Non ho dubbi che la userebbe. Sarebbe un olocausto nucleare, non consentirò che questo accada sotto i miei occhi". Trump ripete pure la teoria che "se dovessimo lasciare ora, all'Iran servirebbero 25 anni per ricostruire. Ma non lasciamo, vogliamo fare le cose per bene": i missili di Teheran "sono esauriti all'82%. Stimiamo che la loro capacità produttiva sia molto ridotta, poiché li abbiamo colpiti. La loro marina è stata annientata. Il presidente Xi mi ha promesso che non invierà loro armi, e gli credo sulla parola".
Il portavoce del ministero della Difesa iraniano, invece, respinge le sue affermazioni secondo cui le capacità difensive sarebbero state distrutte, affermando che parte dei dispositivi militari non sono ancora stati utilizzati e "l'asse della resistenza" è più coeso che mai. Mentre l'esercito della Repubblica islamica avverte gli Stati Uniti e i loro alleati di non commettere errori strategici o passi falsi, poiché le forze armate sono più preparate e più forti che in passato e "hanno il dito sul grilletto". Il portavoce Mohammad Akraminia spiega che l'esercito "aprirà nuovi fronti" contro gli Usa se riprenderanno gli attacchi, e che la tregua è stata l'opportunità "per rafforzare le proprie capacità di combattimento".
Sul fronte diplomatico, invece, il Qatar ritiene che i colloqui mediati da Islamabad necessitino di più tempo per raggiungere un accordo: "Sosteniamo lo sforzo diplomatico del Pakistan, che ha dimostrato serietà nel riunire le parti e trovare una soluzione - fa sapere il ministero degli Esteri - e crediamo che serva più tempo".
E gli Emirati rivelano che l'attacco con droni alla centrale nucleare di Barakah, avvenuto domenica, proveniva dal territorio iracheno, dove l'Iran sostiene gruppi accusati di aver lanciato attacchi contro le nazioni del Golfo durante la guerra in Medioriente.