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Trump mette le mani su Hormuz e torna a bombardare l'Iran

Il tycoon notifica al Congresso la ripresa delle azioni: "Colpiremo duramente, a noi il 20% per la sorveglianza dello Stretto". Ancora raid incrociati, le critiche Onu

Trump mette le mani su Hormuz e torna a bombardare l'Iran
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Nuova escalation tra Usa e Iran, con al centro ancora una volta il cruciale Stretto di Hormuz. Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti ne assumeranno il controllo, e saranno rimborsati "con una tariffa del 20% su tutte le merci trasportate" per la sorveglianza di una delle rotte petrolifere più critiche al mondo, situata al centro della crescente tensione bellica in Medio Oriente. "Diventeremo i custodi dello Stretto. Colpiremo l'Iran molto duramente, manterremo il controllo di Hormuz e probabilmente lo gestiremo noi", ha detto il presidente in un'intervista a Fox News, ha annunciato attacchi già per la notte di ieri e per oggi. "Tutti gli altri Paesi potranno utilizzarlo in modo equo e libero - ha precisato in un post su Truth -. Ma per una questione di equità gli Usa saranno rimborsati con una tariffa del 20% su tutte le merci trasportate per qualsiasi costo necessario a garantire sicurezza e protezione in quest'area del mondo estremamente instabile". Secondo Trump "Hormuz è aperto e rimarrà aperto, con o senza l'Iran. Stiamo ripristinando il blocco che impedisce esclusivamente alle navi di Teheran di entrare o uscire". L'agenzia marittima dell'Onu prende tempo e dice di attendere "ulteriori dettagli" ma contesta il principio di imporre pedaggi alle navi per il transito attraverso gli stretti internazionali. "Non esiste alcuna base giuridica per introdurre pedaggi obbligatori semplicemente per il transito attraverso uno stretto". Donald Trump ha anche formalmente comunicato al Congresso che gli Usa sono di nuovo in guerra con l'Iran. In una lettera datata 10 luglio, di cui Politico ha preso visione, Trump ha affermato che gli attacchi iniziati il 7 luglio rappresentano "un'azione militare coerente con la mia responsabilità di proteggere gli interessi degli Usa".

In realtà, secondo il sito di monitoraggio della navigazione MarineTraffic, citato da Bbc, i transiti di navi commerciali sono azzerati da domenica sera, ma alcuni cargo sono passati nelle scorse ore con i trasponder spenti. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha spiegato che "Iran e Oman non sono riusciti a definire un piano per istituire un meccanismo di gestione di Hormuz e garantire la sicurezza della navigazione, a causa delle pressioni esercitate su Muscat". Teheran ha insistito che "quanto accaduto è responsabilità degli Usa, e non permetteremo a loro e al regime sionista di utilizzare questa via navigabile per danneggiarci". Il governo degli Emirati Arabi Uniti da parte sua punta a ridurre la dipendenza dallo Stretto, sta valutando la costruzione di un nuovo porto per aggirare la rotta.

Intanto proseguono gli attacchi Usa: domenica sera il Comando Centrale (Centcom) ha annunciato di aver completato l'ultima ondata di raid contro l'Iran volti a "ridurre la sua capacità di continuare ad attaccare il traffico marittimo i in transito attraverso Hormuz". Gli ultimi blitz hanno preso di mira "sistemi di difesa aerea iraniani, radar costieri, capacità missilistiche e di droni, nonché piccole imbarcazioni", e complessivamente 23 persone sono rimaste uccise da mercoledì. Mentre per rappresaglia, le Guardie Rivoluzionarie hanno bombardato installazioni statunitensi in Oman, Bahrein, Kuwait e Giordania. E parallelamente si riaccende pure lo scontro in Yemen tra Iran e Arabia Saudita. La tv yemenita Al-Masirah, affiliata al gruppo filo-iraniano degli Houthi, ha riferito che Riad ha condotto attacchi contro l'aeroporto internazionale di Sana'a.

Il ministero degli Esteri dei ribelli ha annunciato che "il regime saudita ha dichiarato guerra e deve assumersene la piena responsabilità", mentre il portavoce militare, Yahya Saree, ha spiegato che risponderanno all'attacco contro l'aeroporto e ha accusato l'Arabia Saudita, di "porre fine alla fase di de-escalation e di assumersi la responsabilità delle conseguenze della sua aggressione, che non rimarrà senza risposta né impunita".

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