NEW YORK La Groenlandia torna nel mirino di Donald Trump. Mentre il presidente degli Stati Uniti rinnova le minacce di rivendicare l’isola artica, una compagnia petrolifera americana legata al tycoon si sta preparando a scavare pozzi nel territorio, pur in mancanza di via libera dalle autorità locali. Secondo quanto riporta il Guardian, nei giorni scorsi sono stati portati a terra sulla costa orientale della Groenlandia materiali per la preparazione delle trivellazioni, mossa che ha spinto il governo di Nuuk a lanciare un «forte avvertimento», affermando che non è stata concesso alcun permesso per lo sbarco. «Tutte le future questioni logistiche devono essere discusse e approvate dall’autorità per le risorse minerarie, prima di essere attuate», si legge in un comunicato. Poco dopo, Trump ha pubblicato il suo ultimo post su Truth, in cui si mostra in piedi sopra un villaggio con la scritta «ciao Groenlandia».
I dirigenti di Greenland Energy, una società texana fondata l’anno scorso, hanno affermato che sotto la regione della Terra di Jameson (la grande penisola situata nella parte orientale dell’isola) potrebbero trovarsi riserve di petrolio per un valore di 1.000 miliardi di dollari, e hanno annunciato l’intenzione di spendere 60 milioni per perforare due pozzi e fare delle ricerche. Sebbene la Groenlandia abbia smesso di rilasciare nuove licenze petrolifere nel 2021 per motivi ambientali, una società britannica chiamata 80 Mile si è assicurata i diritti di esplorazione di tale area, e i documenti societari di Greenland Energy affermano che acquisirà una quota di maggioranza nel progetto in cambio del finanziamento dell’esplorazione, sebbene necessiti ancora del permesso per procedere. La società texana ha ingaggiato Phil McGraw, meglio conosciuto come Dr. Phil, un noto ex conduttore televisivo di destra che ha fatto parte della commissione per la libertà religiosa di Trump, per realizzare una serie di documentari che «cattureranno la missione di questi moderni cercatori di petrolio». E ha pure nominato come direttore un veterano della Marina statunitense che lavora al Golden Dome, il piano di difesa missilistica per il quale Trump afferma che il controllo della Groenlandia è «vitale». Larry Swets, presidente di Greenland Energy, sembra godere di un accesso privilegiato alla cerchia del comandante in capo, ma ha affermato che il progetto «non è legato all’annessione americana».
Intanto, dopo che un rappresentante della compagnia ha falsamente affermato, durante un incontro con la comunità di Jameson Land a giugno, di aver ottenuto il permesso di far sbarcare le attrezzature, Swets ha corretto il tiro: «Il nostro entusiasmo per il progetto ci ha portato a comunicare in un modo che ha creato confusione». Il mese successivo, tuttavia, gli abitanti della regione hanno notato un rimorchiatore che trainava una chiatta verso la riva scaricando una dozzina di container, con «l’obiettivo di portare a terra le attrezzature in relazione alle trivellazioni esplorative previste», ha precisato il governo. Un rappresentante di Greenland Energy ha detto che una nave con a bordo 300 container di attrezzature per le trivellazioni salperà dal Canada il 12 settembre, e l’apertura dei pozzi dovrebbe iniziare a ottobre. Essendo un territorio semi-autonomo della Danimarca, le decisioni sulle risorse naturali della Groenlandia spettano ai suoi leader locali eletti, che ora si trovano di fronte ad una decisione delicata: concedere il via libera alle trivellazioni oppure rifiutare e, secondo alcuni, dare a Trump un pretesto per portare avanti la sua agenda imperialistica.
