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Uccise con la ricina, via il legale del papà I testimoni e i dubbi: il cerchio si stringe

L'avvocato lascia: "Motivi contingenti". Tutte le contraddizioni nel mirino dei pm

Uccise con la ricina, via il legale del papà I testimoni e i dubbi: il cerchio si stringe
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Abbandona l'incarico l'avvocato di Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne avvelenate con la ricina durante le feste di Natale a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Un colpo di scena che arriva in un momento cruciale dell'inchiesta della Procura di Lariano con cui i magistrati stanno cercando di fare luce sulla misteriosa morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua mamma Antonella Di Ielsi, 50 anni. Per i magistrati non si è trattato di un'intossicazione alimentare, ma di un duplice omicidio premeditato messo in atto tramite l'uso di una sostanza tossica estratta dai semi del ricino, letale anche in dosi minime.

Ieri mattina, improvvisamente, Arturo Messere, il legale dell'uomo "sopravvissuto" con la figlia più grande, tra i più noti penalisti molisani, ha deciso di fare dietrofront per generici "motivi contingenti". Senza fornire ulteriori spiegazioni. Questo poche ore dopo aver dato voce a Di Vita, per la prima volta da quando è emersa la novità della ricina e della morte non accidentale di madre e figlia alimentando i sospetti sul nucleo familiare, dal momento che l'assunzione del veleno è verosimilmente avvenuta tra le mura di casa: dopo il lungo interrogatorio a cui sono stati sottoposti mercoledì in questura Di Vita e la figlia come persone informate sui fatti, l'avvocato Messere aveva riferito che il suo cliente era addolorato, ma si sentiva con la coscienza a posto. L'indomani invece qualcosa si è rotto nel rapporto tra legale e cliente. Una rottura tutta da decifrare, che potrebbe nascondere una non condivisione della linea difensiva o comunque divergenze sulla gestione del caso. Il nuovo avvocato, Vittorino Facciolla - che è stato segretario regionale del Pd, lo stesso partito nel quale Di Vita ha ricoperto in passato il ruolo di tesoriere - ha subito precisato che la sua nomina "non è intervenuta in ragione di una modifica della posizione processuale" di Di Vita, che resta parte offesa, contrariamente alle voci che ipotizzavano un collegamento tra il cambio di difensore e un coinvolgimento del 50enne nell'inchiesta. "L'esigenza che mi ha manifestato Giovanni, persona che conosco e che apprezzo molto - spiega Facciolla - nasce dalla necessità di un avvicendamento tra i legali". I prossimi giorni saranno determinanti. In attesa del deposito dell'autopsia e dei risultati definitivi degli esami tossicologici del centro antiveleni di Pavia che ha rilevato la presenza della ricina nel sangue delle vittime, anche ieri i magistrati hanno continuato a raccogliere le testimonianze di parenti e amici per ricostruire le ultime ore di Antonella e Sara e capire il giorno esatto in cui sono state avvelenate. Non è detto che sia il 23 dicembre, l'unico in cui non era presente la figlia Alice, che non ha avuto alcun sintomo. Gli investigatori stanno cercando di incastrare gli orari.

Sono pochi i punti chiari della vicenda e diversi i dubbi degli inquirenti su Di Vita. A cominciare dal suo non ricordare i cibi messi a tavola nei giorni delle feste, fino ai malesseri denunciati dopo che madre e figlia hanno cominciato ad avvertire sintomi intestinali prima del loro improvviso peggioramento.

Di Vita ha detto ai medici di aver accusato anche lui diversi episodi di vomito e diarrea e per questo è stato ricoverato per precauzione all'ospedale Spallanzani di Roma, ma i suoi esami sono sempre risultati negativi. Ora i pm hanno chiesto di riesaminare i campioni.

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