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Ue miope sull'energia: "Il Patto resta"

Bruxelles considera inopportune eventuali deroghe. E il governo accelera sul Dfp

Ue miope sull'energia: "Il Patto resta"
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Nel pieno della nuova fiammata del caro-energia e con uno scenario internazionale che resta carico di incognite, l'Italia si ritrova ancora una volta a fare i conti con una rigidità europea che olezza di discriminazione. Mentre Francia e Germania continuano a sostenere le rispettive economie con politiche espansive, Roma deve muoversi in un perimetro stretto, con il bilancio ormai quasi esaurito dopo i due decreti Carburanti e con la necessità di rispettare parametri sempre più stringenti.

È in questa cornice che si inserisce il pressing del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, convinto che una sospensione del Patto di Stabilità, in presenza di uno shock energetico e geopolitico prolungato, non sia un tabù ma una scelta di buon senso. La Commissione Ue, tuttavia, fa orecchie da mercante. In un'analisi preparata per l'Eurogruppo si legge che la sospensione del Patto "non sarebbe appropriata in questa fase" e che la clausola generale di salvaguardia può essere attivata "solo in caso di grave recessione economica nell'area dell'euro o nell'Ue nel suo complesso". Un'impostazione che, di fatto, lascia gli Stati membri soli davanti all'emergenza energetica e rischia di trasformare la prudenza fiscale in una nuova forma di austerità.

Giorgetti ha già chiarito la posta in gioco: se la crisi in Medio Oriente dovesse proseguire, l'Unione europea dovrebbe inevitabilmente "valutare un nuovo stop del Patto, come già avvenuto dopo il Covid". Non si tratta di chiedere spesa senza controllo, ma di difendere la sostenibilità dei conti senza strangolare la crescita. Il paradosso è evidente: l'Italia è impegnata a uscire dalla procedura per deficit eccessivo, con la notifica Istat del 22 aprile che sarà decisiva, ma proprio per consolidare questo risultato non può più attingere alle poche risorse residue in bilancio. Senza flessibilità europea, il rischio è di fermare il percorso di risanamento invece di rafforzarlo.

Lo scenario macroeconomico non aiuta. Secondo il commissario all'Economia Valdis Dombrovskis, l'economia europea crescerà quest'anno di 0,4 punti percentuali in meno rispetto alle stime precedenti e, con un conflitto più lungo, l'impatto potrebbe essere 0,6 nel 2026 e nel 2027. Numeri che fanno capire quanto sia fragile la ripresa e quanto sia necessario evitare scelte che comprimano ulteriormente la domanda interna. Non a caso, nello scenario peggiore, il rapporto deficit/Pil italiano potrebbe tornare sopra la soglia psicologica del 3% già quest'anno. Giorgetti ha lasciato intendere che è stato complesso trovare i fondi per prorogare il taglio delle accise fino al primo maggio e che non si possono ripetere all'infinito i miracoli della Ragioneria, che negli ultimi venti giorni ha recuperato oltre un miliardo dai ministeri.

In un simile contesto assume un valore ancora più decisivo la risoluzione sul Documento di finanza pubblica da presentare entro il 22 aprile. La richiesta delle commissione Bilancio della Camera (oggi la medesima risoluzione sarà votata al Senato) è chiara: definire in modo puntuale il quadro macroeconomico, indicare con precisione l'evoluzione della situazione internazionale e fornire previsioni credibili per l'anno in corso e fino al 2029, esplicitando tutti i parametri utilizzati. La risoluzione chiede inoltre che vengano indicati con chiarezza l'andamento del debito pubblico e dei principali aggregati del conto economico delle amministrazioni pubbliche.

Il Parlamento chiede anche che siano esplicitate le eventuali misure correttive da adottare in caso di scostamenti dal percorso stabilito e che venga fatto il punto sui progressi delle riforme e degli investimenti previsti dal Psb.

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