All'indomani dell'indagine aperta dalla procura di Roma per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio all'interno dell'iter di costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, abbiamo voluto sentire Massimiliano Fuksas che di grandi opere sicuramente se ne intende. L'architetto per eccellenza vanta progettazioni e costruzioni in tutto il mondo. Ha lavorato dalla Francia alla Cina, al Giappone. È considerato un uomo di sinistra, e probabilmente lo è. Ma soprattutto è un uomo che dice sempre quello che pensa senza farsi travolgere dall'ideologia.
Architetto, lei è favorevole alla costruzione del Ponte sullo Stretto?
"Le dico solo che per la prima volta il Ponte sullo stretto lo progettarono i romani. Pensavano a un ponte di legno che si sorreggesse su una fila di barche. Poi fu Garibaldi a dire che fosse necessario farlo. Non è certo un'idea improvvisata".
Perché lo ritiene necessario?
"Il ponte nasce per collegare. Un ponte quasi sempre è utile. Come le dissi in una precedente nostra intervista, in un mondo nel quale ci sono solo guerre, noi dobbiamo costruire ponti, non muri. Il Ponte di Reggio e Messina, non è il muro di Reggio e Messina. Unisce, non divide".
È così difficile realizzare grandi opere in Italia?
"Le ultime grandi opere, a parte la mia Nuvola dell'Eur e la Fiera di Milano sono state fatte per i giochi olimpici del 1960. Ero bambino quando iniziarono".
Perché c'è questa grande resistenza rispetto agli altri paesi europei e non solo?
"Perché da noi c'è sempre qualcuno che dice: ma non è la priorità. Con questa mentalità non si farà mai nulla. E poi perché quando si parla di grandi opere, si pensa subito alla corruzione".
Ha sentito dell'inchiesta aperta dalla Procura di Roma?
"Io non entro nel merito dell'indagine giudiziaria, dico solo che più i tempi si allungano più il rischio di infiltrazioni corruttive aumenta".
Per sua esperienza è davvero possibile realizzare una grande opera senza l'ombra di corruzione?
"Ne sono l'esempio vivente. Fiera di Milano. Opera di 1 milione di metri quadrati, con un asse centrale di 1,6 km, realizzata in ventisei mesi. Nemmeno l'ombra di corruzione. Questo dimostra che si può fare. Gli italiani sono capaci. Se non vogliono fare una cosa o la vogliono fare male sono bravissimi a boicottarla, ma se la vogliono fare bene sono i migliori".
Trovò delle resistenze?
"No, nessuna resistenza. Tra l'altro costruendo la fiera eliminammo una raffineria che inquinava fino a piazza Duomo. Cioè realizzammo anche un'importante opera ambientalista".
La paura della corruzione ha bloccato molte grandi opere in Italia?
"Io ho un pessimo ricordo di quando qualche anno fa rinunciammo alle Olimpiadi a Roma perché - si disse - a Roma c'è malaffare. Ma che ragionamento è? I francesi un po' di malaffare ce l'hanno anche loro, ma hanno fatto le Olimpiadi al posto nostro e le hanno fatte molto bene. Chi ha pagato? Roma".
Quanto è alto il rischio di infiltrazioni mafiose nelle grandi opere?
"Dove ci sono i soldi gira tutto. Ma non sono gli architetti che devono combattere la mafia. C'è la magistratura? Se ne occupi. Se la magistratura è non un epifenomeno ma una realtà si occuperà di questo. Non si batte la mafia rinunciando allo sviluppo civile".
Le piace il progetto di ponte?
"È il modo più semplice per farlo. Nessun orpello. Essenziale. Per questo mi piace e ripeto che è importante che venga fatto".
Il no ponte secondo lei è ideologico?
"In questo paese c'è la tendenza di dire no a tutto. Basta pensare a quello che accade con l'autostrada del sole Milano Roma che fu fatto in sei anni. Ancora oggi sento qualcuno che solleva delle critiche rispetto ad un'opera straordinaria di cui beneficiamo tutti".
Gli effetti positivi delle grandi opere sull'Italia?
"Un'opera di architettura deve realizzare luoghi di incontro. Non di fuga ma di incontro. Sogno un'Italia che non sia più un paese di emigranti, di gente che scappa, ma un paese che cresce su se stesso".
Che vantaggi vede per la Sicilia con il ponte?
"Le darà quella nobiltà che ha sempre avuto e avrà finalmente la possibilità di allargarsi e di esprimersi".