Gli Stati Uniti intensificano lo scontro per il controllo dello Stretto di Hormuz. Il presidente Donald Trump sta facendo pressione sulla sua amministrazione e sugli alleati perché trovino il modo di riaprire la cruciale rotta marittima, e il Pentagono ha dispiegato in Medioriente altre tre navi da guerra e migliaia di marines. Il Wall Street Journal riferisce che 2.200-2.500 unità del gruppo anfibio di pronto intervento della Uss Boxer e della 11ma unità di spedizione di base in California sono dirette verso l'Us Central Comand, responsabile per le forze armare americane nella regione. Si tratta del secondo massiccio invio nell'ultima settimana dopo la Uss Tripoli, che ha base in Giappone, e la 31ma unità di spedizione. Gli Usa hanno intensificato la battaglia inviando anche aerei da combattimento a bassa quota sulle rotte marittime per colpire le navi da guerra iraniane, ed elicotteri Apache per abbattere i droni, secondo quanto riferito da funzionari militari statunitensi.
L'aumento delle operazioni fa parte di un piano a più fasi del Pentagono per ridurre il pericolo rappresentato da imbarcazioni armate, mine e missili da crociera della Repubblica islamica, che hanno bloccato il traffico navale attraverso lo Stretto dall'inizio di marzo. Se il pericolo verrà ridotto, Washington potrebbe inviare navi da guerra attraverso il canale e, in seguito, scortare le imbarcazioni in entrata e in uscita dal Golfo Persico. Intanto il governo britannico ha dato il via libera agli Usa per utilizzare le sue basi al fine di lanciare attacchi contro obiettivi che minacciano il braccio di mare. Inoltre, l'amministrazione Trump sta valutando piani per "occupare o bloccare l'isola di Kharg", da cui transita circa il 90% dell'export di greggio dell'Iran. A rivelarlo ad Axios sono quattro fonti informate, secondo cui il comandante in capo non può porre fine alla guerra - almeno alle sue condizioni - finché non avrà spezzato la morsa con cui Teheran soffoca il traffico marittimo attraverso lo Stretto. Le forze armate americane possono "neutralizzare l'isola di Kharg in qualsiasi momento, se il presidente impartisce l'ordine", fa sapere la portavoce della Casa Bianca Anna Kelly. Un'operazione del genere potrebbe esporre le truppe Usa in modo più diretto al fuoco nemico, e di conseguenza verrebbe lanciata solo dopo che le forze armate avranno ulteriormente indebolito le capacità militari iraniane nell'area. "Ci serve circa un mese per indebolirli ulteriormente con attacchi mirati, conquistare l'isola e poi prenderli in pugno e sfruttare la posizione per le trattative", fa sapere una fonte. Per farlo, tuttavia, servirebbero ulteriori truppe, e "al momento non è stata presa alcuna decisione definitiva". "Stiamo facendo molto bene in Iran. Non lasceremo che abbia il nucleare, perché se lo avesse lo userebbe", ripete intanto Trump, sottolineando che "due settimane fa Teheran aveva una Marina ora non l'ha più. Le sue navi sono sul fondale, ne abbiamo abbattute 58 in due giorni". "Credo che se ce ne andassimo ora gli servirebbero 10 anni per ricostruire", prosegue, sostenendo che "vogliamo parlare" con il regime, ma "non c'è nessuno con cui parlare. Non abbiamo nessuno. E sapete una cosa? Ci piace così".
"Nelle ultime settimane, il mondo ha assistito alla vera forza e potenza dei nostri marinai e aviatori, mentre combattevano in una delle operazioni più complesse e riuscite di tutti i tempi contro il regime - afferma ancora il tycoon - Non voglio esagerare perché non è una gara ma nessuna forza sulla Terra può battere i marinai e i militari americani".