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Da Ustica agli attentati, la pista libico-palestinese

Gli atti desecretati degli 007 svelano le verità sulle stragi degli anni '80. "Il governo scenda in campo"

Da Ustica agli attentati, la pista libico-palestinese
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Ustica, la più grande bugia di Stato, che ha nascosto dietro una battaglia aerea un attentato terroristico di matrice libico-palestinese. Una strage, quella avvenuta sul Dc9 Itavia nell'80, che ora, grazie ai documenti desecretati, pare legata con un filo rosso ai due assalti terroristici di Fiumicino del 1973 e del 1985. A sostenere che sui tre fatti di sangue ci sia la stessa mano e i medesimi mandanti, ieri, è stato l'ex ministro Carlo Giovanardi, che ha lanciato "un appello al governo Meloni, affinché si costituisca parte civile al processo a Roma su cui pende la richiesta di archiviazione" e ha auspicato "che si accerti una volta per tutte la verità, per garantire la dignità a quei generali che sono stati indegnamente incolpati e sui quali, nonostante un'assoluzione con formula piena che ha considerato veritiera la dinamica della bomba piazzata nella toilette del velivolo, resta l'infame ombra di una battaglia nei cieli mai avvenuta". Il contenuto dei documenti più rilevanti liberati dal segreto di Stato è stato diffuso nel corso di una conferenza nell'Aula consiliare del Comune di Fiumicino, a cui hanno preso parte, tra gli altri, il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, il sindaco di Mario Baccini e Aurelio Misiti, l'allora presidente del collegio di periti incaricati di stabilire le cause della strage di Ustica, il terribile disastro aereo avvenuto alle 20.59 del 27 giugno 1980, quando il volo di linea partito da Bologna e diretto a Palermo precipitò nelle acque di Ustica, portando sul fondo ottantuno vite. Sul caso, in oltre quattro decenni, non è stata ancora fatta luce e la strada verso la giustizia sembra destinata a rimanere ostaggio dei depistaggi e degli abbagli investigativi, visto che la Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione, dopo aver privilegiato senza esito la fantomatica battaglia aerea, non sostenuta dagli atti.

Una pista investigativa che non prende in considerazione la perizia internazionale, depositata il 23 luglio 1994, né un documento dei servizi segreti, contenuto nelle carte del Lodo Moro, l'accordo informale tra italiani e palestinesi del 1973, con il quale il nostro Paese si impegnava a sostenere la lotta dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina e l'Fplp (il Fronte popolare per la liberazione della Palestina) a tutelare l'Italia dal rischio di attentati terroristici. Un accordo che sarebbe saltato nel febbraio 1978, quando da Beirut un agente del Sismi, i servizi segreti italiani, inviò un messaggio top secret con il quale segnalava che George Habbash, capo dei guerriglieri palestinesi del Fplp, indicava l'Italia come possibile obiettivo di un'operazione terroristica. Un mese dopo quell'avvertimento fu messa in atto la strage di via Fani, in cui fu rapito Aldo Moro, e si aprì la stagione terroristica che nel 1980 culminò nella strage di Bologna, avvenuta 36 giorni dopo il disastro di Ustica. Ed è proprio in un fatto significativo, occorso in quel momento di tensione, che Giovanardi e l'avvocato Ugo Biagianti avrebbero individuato la miccia deflagrata con la strage di Ustica. Si tratta della vicenda dei missili sequestrati a Ortona l'8 novembre 1979, che portò a tre arresti e alla cattura del giordano Abu Anzeh Saleh, rappresentante dell'Fplp in Italia. I palestinesi pretendevano il suo rilascio, ma quando ciò non avvenne si raggiunse il vertice della tensione, annunciata in quei telex su un pericolo imminente dall'allora ufficiale del Sismi, Stefano Giovannone, a poche ore che l'Itavia precipitasse negli abissi. "Il relitto dell'aereo può ancora darci risposte, quindi auspichiamo una nuova perizia", ha sottolineato Giovanardi, che si è detto convinto "che se i mandanti di Ustica sono morti, gli esecutori materiali possiamo ancora perseguirli e potrebbero essere gli stessi che minacciano l'Occidente".

Anche per il senatore Gasparri "c'è una continuità storica tra gli attentati di allora e la tendenza fondamentalista che minaccia l'Occidente", ha spiegato, dicendosi "convinto che i messaggi di Giovannone fossero un allarme chiaro".

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