Utero in affitto, la fiera dell'orrore

A Bruxelles la più grande conferenza per gli uomini gay che vogliono avere figli

Utero in affitto, la fiera dell'orrore

All'hotel Hilton di Bruxelles, questo week-end, si è svolta una fiera molto particolare: «la più grande conferenza nel cuore dell'Europa dedicata agli uomini gay che vogliono avere figli», così la descrive chi la organizza, ovvero l'associazione «Men Having Babies» («Uomini che hanno bambini»). Una fiera con tanto di espositori, brochure patinate, listino prezzi (sempre alti, si parte da 100mila euro), cataloghi con le donne che si offrono come madri in affitto, pacchetti all-inclusive, dove il prodotto da acquistare è un figlio, per regalare anche ad una coppia omosessuale la gioia della paternità/maternità. Sono già alla quarta edizione, quindi gli affari vanno bene e la richiesta di madri surrogate (partoriscono e consegnano il bambino ai clienti, con l'impegno scritto di non farsi mai vive col bambino che hanno messo al mondo) è alta. Il problema è che nella maggioranza dei paesi europei la pratica è vietata, per cui i facoltosi conviventi gay che vogliono diventare papà e papà devono guardare altrove, al Canada o agli Usa (ma solo alcuni stati), come ha fatto ad esempio l'ex leader di Sel Nichi Vendola col suo compagno, diventati genitori con l'utero in affitto in una clinica canadese. L'obiettivo della fiera di Men Having Babies a Bruxelles è proprio quello: «La conferenza fornirà consigli sulla maternità surrogata negli Stati Uniti e in Canada», visto che «in tutta Europa i gay che vogliono diventare padri si trovano di fronte a gravi ostacoli legali, culturali e finanziari. Con oltre 7.500 attuali e futuri genitori gay, l'organizzazione no-profit Men Having Babies è dedicata ad aiutare gli uomini gay a diventare genitori». In effetti a sponsorizzare la fiera dell'utero in affitto sono alcuni big del settore: l'americana «Worldwide Surrogacy Specialists», il «San Diego Fertility Center» («Creiamo miracoli ogni giorno», il loro motto), il «Creative Family Connections» di Washington e altre cliniche del ramo, anche in India, paese che offre il servizio a prezzi più contenuti. Un business enorme che in Europa ha milioni di potenziali clienti, e che quindi si fa la vetrina a Bruxelles, poco lontano dalla sede del Parlamento Ue che pure ha condannato la maternità surrogata come pratica che mina la dignità umana della donna.

Tutto si svolge come una fiera, per far incontrare domanda e offerta. Il direttore di Men Having Babies raccomanda di «comprare un ovocita e l'ideale è una studentessa sui vent'anni che abbia la maggior parte di tratti fisici in comune con il donatore di sperma». Sul palco si alternano i rappresentanti delle agenzie che offrono la maternità surrogata, con i loro slogan pubblicitari, come racconta un reportage di Le Figaro: «La tale agenzia fabbrica dei bambini meravigliosi, la tal altra produce bambini perfetti, la terza assicura che con noi tutto è possibile. Tutte promuovono viaggi di maternità sostitutiva, un vocabolario attentamente scelto per anestetizzare la coscienza». Nel pubblico, oltre a coppie gay pronte a spendere oltre 100mila euro per realizzare il sogno di paternità, c'era anche Stephanie Raeymaekers, fondatrice dell'associazione «Donorkinderen» (figli di donatori, lei stessa è figlia di un donatore di sperma sconosciuto), «ne è uscita «disgustata» racconta il settimanale Tempi. Che sulla fiera dell'utero in affitto nel cuore dell'Europa conclude così: «L'Unione Europea non ci venga più a parlare di diritti. Ha perso la faccia».

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