Addio alle vacanze estive, voli cancellati e biglietti aerei con prezzi esorbitanti. A giudicare dal rumore di fondo, viaggiare oggi sembrerebbe un esercizio di pura resistenza. Eppure, basta superare la barriera del clamore mediatico - spesso rigonfiato dalle parole piene di paura dell'Aie - per accorgersi che la realtà dei fatti racconta una storia completamente diversa.
La guerra in Medioriente e la politica del terrore mediatica possono fare poco contro il settore del trasporto aereo. Che sia chiaro, il crollo delle forniture di jet fuel dal Golfo ha rischiato di stravolgere il settore. Eppure, se solo a inizio aprile l'Agenzia internazionale dell'Energia parlava di uno stop improvviso entro massimo sei settimane, ora che la data di scadenza è arrivata, niente è cambiato. Il mondo non si ferma per una guerra, ma prende velocità e così l'Europa ha semplicemente cambiato il fornitore puntando su Stati Uniti, Africa occidentale e Norvegia. Inoltre, sono molte le compagnie aeree europee che si riforniscono di carburante dalla Russia. Insomma, quello che doveva essere un problema in grado di paralizzare il mondo intero, per ora, sembra risolto.
Le ombre non hanno ancora abbandonato del tutto la scena: le raffinerie europee continuano a ritenere che l'alta stagione dei viaggi sarà un vero e proprio stress test per il settore, ma l'allarme di una carenza a stretto giro è stato spento dalle compagnie petrolifere. Solo per fare qualche esempio, il gruppo energetico spagnolo Repsol ha dichiarato di aver aumentato la produzione di cherosene per i prossimi mesi di circa il 25%, riconfigurando le proprie raffinerie. Allo stesso tempo anche Galp, società energetica portoghese, ha dichiarato di star massimizzando la sua produzione di jet fuel e, al Financial Times, ha raccontato che "non si prevedono interruzioni dell'approvvigionamento nei prossimi mesi", aggiungendo che il consumo interno dovrebbe essere "completamente coperto" dall'aumento della produzione e dai contratti di importazione già stipulati. In generale, secondo le stime di Fge NexantEca, l'aumento della produzione delle raffinerie europee potrebbe raggiungere i 100mila barili di cherosene al giorno, ovvero circa il 20% delle forniture che l'Europa importava dal Medioriente prima dell'inizio della guerra in Iran. Inoltre, il rilascio delle scorte strategiche da parte dei membri dell'Aie coprirà circa il 34% del deficit di approvvigionamento e, infine l'aumento delle importazioni da paesi come gli Stati Uniti e la Nigeria potrebbe colmare il divario rimanente. Guardando invece a cosa è cambiato per le compagnie aeree, a parte qualche taglio a rotte minori e preoccupazioni iniziali, oggi sembrano tutte pronte a rassicurare i viaggiatori per le loro tratte estive. British Airways, Air France, ma anche compagnie lowcost come Ryanair e WizzAir, tutte d'accordo sull'idea che l'aumento dei prezzi del cherosene è stata senza dubbio una sfida, ma che i voli non sono a rischio.
All'inizio di aprile i prezzi del carburante per aerei nell'Europa settentrionale hanno raggiunto il picco record di 1.904 dollari a tonnellata, più del doppio rispetto a prima dell'inizio della crisi. Mentre ora i costi iniziano a raffreddarsi, con il jet fuel a circa 1.328 dollari a tonnellata, comunque il 60% in più rispetto ai livelli prebellici.
Nonostante costi difficili da
ignorare, la domanda di carburante è diminuita solo del 2%. Più che fermare il traffico aereo globale, la crisi ha mostrato la velocità con cui il mercato energetico internazionale riesce a riorganizzarsi sotto pressione.