Faceva spesso avanti e indietro dalla sua abitazione di Cicciano, nella provincia di Napoli, al quartiere Monteverde di Roma, dove risiede invece Valter Lavitola - il presunto mandante dell'attentato a Ranucci - e dove si trova il suo ristorante di pesce "Cefalù". In due anni, dal maggio 2024 all'aprile del 2026, il camerunense Gomes Clesio Tavares, tuttofare dell'ex editore dell'Avanti, suo partner per un affare con i carbon credits, ma, dicono i pm, anche soggetto "intraneo" al clan camorristico Russo, ha agganciato le celle telefoniche della Capitale in 51 occasioni. E in 36 quelle della zona dove abita Lavitola. I carabinieri del nucleo investigativo lo localizzano a Roma anche l'11 ottobre scorso, una data considerata rilevante per le indagini. Non solo perché risale a cinque giorni prima dell'attentato, ma perché quello è anche il giorno successivo al sopralluogo effettuato fuori dalla casa del conduttore di Report a Pomezia dalla banda di Avellino, ingaggiata per piazzare l'ordigno. Un viaggio che sarebbe stato fatto con la macchina dello stesso Clesio Tavares, una Renault intestata al padre della sua compagna. Una casualità? Non per inquirenti, che stanno cercando di unire i puntini per stringere il cerchio e risalire ai mandanti della bomba. Il ruolo di Tavares sarebbe stato centrale. Sarebbe stato lui l'intermediario con gli esecutori materiali dell'attentato, ma gli ordini sarebbero arrivati da Lavitola. Manca però ancora un movente, visto che in questa storia il faccendiere è amico stretto della vittima e si dichiara estraneo a tutto. I contatti tra i due, come già spiegato da entrambi, erano anche quotidiani. Dall'analisi dei tabulati gli investigatori hanno contato "in chiaro" - cioè senza includere eventuali telefonate fatte con whatsapp - 72 contatti tra marzo e luglio 2024.
Di certo Lavitola era un riferimento per Clesio Tavares. Che a sua volta per il faccendiere era come "un figlio". Entrambi avevano condiviso qualche mese di detenzione tra il 2015 e il 2016 nel carcere di Secondigliano. Ed è a Lavitola che voleva rivolgersi la compagna del camerunense negli ultimi tempi, quando Tavares continuava a rimandare il rientro in Italia dal Camerun, dove tuttora si trova. Intercettata il 25 maggio, la donna si lamentava con il compagno delle difficoltà economiche e della sua prolungata lontananza.
Emerge che Tavares sarebbe dovuto rientrare la notte del 29 maggio, ma poi avrebbe posticipato a luglio. La compagna chiede al camerunense se non debba lei stessa fare una telefonata "a Valter", da cui sembra dipendere il rientro dell'uomo. "Allora fammi capire, sarà sempre così? Devo parlare con lui? Che devo fare?", gli chiede. E ancora: "Io voglio fare una telefonata a Valter". "Senti, ci manchi dal 13 aprile!". Infine domanda: "Da quanto non lo senti (Lavitola, ndr)?". "Da stamattina", risponde lui.
Che resta l'anello di congiunzione, per chi indaga, tra la banda che lo chiamava "O' Nir" e il presunto mandante. "Non sapevo che era Ranucci. Pensavo fosse una sciocchezza", ha dichiarato spontaneamente ai pm Antonio Passariello, l'uomo che avrebbe materialmente messo la bomba.
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