Veto al Cav, zero nomi. I grillini disorientati dall'incontro con Conte

Il leader su Berlusconi: "Non è ricevibile". Ma si barcamena tra Salvini e i democratici

L'ex premier Giuseppe Conte
L'ex premier Giuseppe Conte

Giuseppe Conte un nome per il Quirinale lo fa, anche se solo per mettere un veto su Silvio Berlusconi. Davanti ai parlamentari riuniti in assemblea congiunta su Zoom, il leader del M5s si limita a bollare come «per noi irricevibile» la candidatura di Berlusconi. Una litania ripetuta in mattinata, durante un vertice con i cinque vice presidenti e i capigruppo di Camera e Senato. «Se il centrodestra non accantona l'ipotesi Berlusconi è impossibile ragionare su un percorso condiviso», il succo delle frasi dell'ex premier riportate da diverse fonti pentastellate.

Chi si aspettava una svolta, una direzione chiara, semplicemente una linea da seguire è rimasto deluso. Prima ancora dell'inizio dell'attesa congiunta dei gruppi, nel M5s molti eletti sospiravano per l'assenza di una strategia. «Ti faccio vedere che Conte metterà solo un veto su Berlusconi e non farà nomi», profetizzava nel primo pomeriggio un deputato in pressing per il Mattarella bis. Ai parlamentari viene propinato un identikit vago: «Una personalità di alto profilo morale, che eserciti il proprio mandato con disciplina e onore». L'avvocato intende continuare il dialogo con tutti, conferma i contatti con il segretario della Lega Matteo Salvini e allo stesso tempo parla di «campo progressista solido». Eppure in Parlamento più di qualche stellato nota un particolare. Il silenzio di Conte di fronte all'ipotesi, ventilata da Salvini, del governo con dentro i leader dei partiti di maggioranza. Dal Nazareno hanno fatto filtrare una bocciatura della proposta, mentre i vertici del Movimento hanno ignorato la notizia. Mutismo che fa nascere il sospetto interno che Conte punti a sedersi al tavolo di un rimpasto. L'ex premier diventerebbe così ministro e farebbe entrare con sé alcuni fedelissimi, sostituendo magari qualche casella considerata più debole, come quelle occupate da Federico D'Incà e Fabiana Dadone.

A parole il presidente dei Cinque Stelle dice di voler «evitare lo stallo e un eventuale nuovo governo», ammettendo però che «stiamo pagando un prezzo politico alto per sostenere Draghi». Potrebbe sembrare un no all'approdo di Mario Draghi al Colle, anche se nei gruppi è sempre forte il retro pensiero che Conte voglia l'attuale premier al Quirinale per ottenere le urne anticipate o un posto di governo. Perciò i parlamentari prendono le contromisure. È stata rinnovata la richiesta che i capigruppo partecipino agli incontri con le altre forze politiche per il Quirinale. Rientra nell'ottica di stoppare le tentazioni contiane il pressing sul bis di Sergio Mattarella. Una rielezione difficile, ma che congelerebbe lo status quo. Si espone Danilo Toninelli: «I cittadini vogliono Mattarella». Posizione condivisa da molti deputati e senatori. Conte è convinto che il M5s possa essere «l'ago della bilancia» del voto per il Colle e chiede un «mandato forte» per trattare. Replica la deputata Francesca Ruggero: «Pieno mandato ai capigruppo». La capogruppo al Senato Mariolina Castellone dice: «Nel nostro gruppo il dibattito è acceso ma siamo uniti». C'è spazio anche per una spaccatura tra gli eletti sull'opportunità di un voto online tra gli iscritti. In sostanza emerge il quadro di un'assemblea divisa tra i contiani che danno piena fiducia al leader sulle trattative e una frangia ampia e composita che insiste sul Mattarella bis, «assicurerebbe stabilità» dice il senatore Vincenzo Presutto, con lui il collega Primo Di Nicola e soprattutto altri senatori.

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