Quel viaggio di Steve Bannon a Roma per un governo che non c'è

Steve Bannon è in Italia. Il governo "gialloverde", però, non c'è. Il "principe delle tenebre", sulla base della sua idea di una "internazionale populista", sta sostenendo un'alleanza tra Lega e MoVimento. Anche la Le Pen, però, nota l'esistenza di "ambiguità"

Quel viaggio di Steve Bannon a Roma per un governo che non c'è

Steve Bannon è a Roma. L'ex membro del Consiglio per la Sicurezza nazionale di Donald Trump parlerà, durante il pomeriggio di oggi, presso il Centro Studi Americani della Capitale.

Nei desiderata dell'ideologo dell'Alt Right sembrerebbe esserci la costituzione di una "internazionale populista". Un'operazione di corteggiamento politico che va avanti da mesi. L'ex chief strategist del Tycoon è già stato a Zurigo, dove ha incontrato Alice Weidel, leader dei sovranisti tedeschi di Alternative für Deutschland. Per quanto riguarda l'Italia, da mesi si vocifera di incontri tra Bannon e Matteo Salvini. Anche oggi, in relazione a questa sua ulteriore visita nel belpaese, la seconda nei tempi recenti dopo quella effettuata nei giorni della consultazione elettorale per le politiche, si parla di questo fantomatico summit.

Bannon è, forse sarebbe meglio dire "era", un sostenitore del "governo del cambiamento" o "governo gialloverde". "Io credo - ha dichiarato a SkyTg24 l'ex direttore esecutivo di Breibart News - che il mondo intero stia guardando all'Italia, indipendente da quello che dice il New York Times e i suoi editoriali. È arrivato il momento di celebrare questo grande cambiamento". E ancora:"Questi due leader - ha sottolineato riferendosi a Salvini e Di Maio - devono insistere sul professor Savona. Quando c'è la possibilità di prenderti il meglio bisogna prenderlo e lui è il meglio". L'economista Paolo Savona rappresenta quindi il "meglio" per uno degli esponenti dell'Alt Right, ma non per il presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella.

La tempistica non è casuale: Bannon è arrivato in Italia proprio durante i giorni del possibile battesimo dell'alleanza di governo tra Lega e MoVimento 5 Stelle. L'ex stratega di Trump sembra essere il primo sostenitore di una futuribile comunione d'intenti tra queste due formazioni. Savona, stando alle dichiarazioni dell'americano, avrebbe potuto rappresentare una sorta di trait d'union. "Ha le idee chiare sull'Europa sulla Germania e sull'euro e non è timido", ha evidenziato riferendosi all'uomo che sarebbe dovuto divenire ministro dell'Economia. E ancora:"Dice le cose come stanno. Credo che il MoVimento 5 stelle e la Lega, mettendosi insieme, vedono in Savona la persona giusta, che non le manda a dire, conosce il sistema monetario, rappresenta qualcosa di diverso rispetto a quello che c'è stato". Peccato che i primi a non avere le idee chiare sull'Europa siano gli stessi grillini.

Prima antieuropeisti e euroscettici ai tempi dell'anima movimentista, poi "forza tranquilla" e atlantista durante l'ascesa di Luigi Di Maio e la recente campagna elettorale. Ancora euroscettici nelle prime fasi di dialogo con la Lega, subito filo - élite e unioneuropeisti quando si è trattato di parlare con il Partito Democratico per la formazione di un possibile esecutivo. Oggi, infine, sulle barricate per la mancata nomina di Savona. Domani chissà. "Ambiguità" che sono state notate anche da Marine Le Pen. L'assistenzialismo latente da reddito da cittadinanza, il giustizialismo, l'essere ondivaghi sulla gestione dell'immigrazione e il non prendere posizione in relazione ai temi bioetici non sono caratteristiche proprie di quelli che comunemente vengono chiamati "populisti". Difficile, insomma, immaginare la costituzione di una "internazionale" con chi dice tutto e il contrario di tutto.

Il viaggio di Steve Bannon, intanto, rischia di andare politicamente "a vuoto". Il governo "gialloverde" non c'è. L'"internazionale populista", che verrebbe costruita attorno alle rivendicazioni di singole sovranità nazionali da parte di altrettanto singole realtà partitiche, neppure.