È l'ultima svolta di Giuseppe Conte nel segno della moderazione. Anzi verrebbe da dire, del doroteismo. In Parlamento da giorni è oggetto di discussione la sua nuova postura: meno aggressiva e più rotonda. Distante anni luce dal passato recente.
E così, nel grande gioco dialettico della compagine progressista, si sono invertiti i ruoli: se Matteo Renzi gioca a fare l'opposizione dura e pura superando anche a sinistra la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein; Conte invece sembra muoversi in maniera felpata, occupando quello spazio centrale che gli alleati hanno lasciato libero. Centrismo che in fondo appartiene alla sua formazione. "Non avevo un partito di riferimento ma guardavo con interesse all'esperienza demitiana, alla sinistra Dc".
Il gioco è stato disvelato in queste ore da alcune mosse del leader del Movimento Cinquestelle. Solo una settimana fa, ospite di Paolo Del Debbio su Rete4, ha scolpito un "No" secco e convinto nei confronti della patrimoniale, totem della sinistra più radicale: "Ci sono alcuni temi che tornano. A sinistra si parla di tassa patrimoniale. La mia posizione è che la pressione fiscale oggi è elevata, le tasse vanno abbassate senza proclami e dobbiamo tassare gli extra profitti di banche, aziende energetiche e di chi fa finanza speculativa. Sono chiaro sulla patrimoniale: ho fatto il premier in due governi, non ho mai messo una patrimoniale, ma una tassa sugli extra profitti, per chi si ingrassa al di fuori della logica di mercato". Spiazzante, insomma.
Quarantotto ore dopo, la postura non muta quando risponde così rispetto ai contenitori centristi: "Lo dico anche rispetto alle nuove iniziative moderate di segno centrista: il M5s non è né settario, né chiuso rispetto ad altre iniziative politiche. Quel che conta sarà un programma chiaro e condiviso che favorisca finalmente i cittadini anziché i poteri forti". Conte non restringe il campo d'azione, semmai lo allarga provando a coinvolgere mondi che fin qui si sono tenuti a debita distanza dai 5Stelle.
In questo quadro si inserisce la partecipazione di ieri alla presentazione del libro di Antonio Polito che ha dato alle stampe un pamphlet dal titolo più che suggestivo: La Costituzione non è di sinistra. Ed è in quel consesso che Conte amplifica il suo essere moderato, incassando gli elogi di Paolo Mieli, e rispondendo su alcuni temi cruciali in maniera ecumenica. Le primarie? "Non è il momento di parlarne". La diversità nella coalizione di centrosinistra? "Abbiamo lavorato per costruire passo dopo passo, mattone dopo mattone dei punti fermi su cui si reggerà la coalizione progressista". Draghi negoziatore per l'Unione europea? "Meglio Angela Merkel", che va ricordato è stato a capo della Cdu tedesca per diversi anni. Evidente che questa nuova strategia contiana innescherà qualche mal di pancia dentro la grande casa grillina. Si fa notare ad esempio che due giorni fa il direttore del Fatto quotidiano Travaglio in un editoriale ha attaccato Renzi e il famoso riequilibrio al centro.
Sia come sia, Conte non si cura di loro e va avanti. "È una postura studiata la sua. Sta lavorando a trasformare il M5S in una specie di Margherita", teorizza Gianfranco Rotondi, conoscitore come pochi di quello che riguarda il centrismo e la Dc.
Di certo c'è che questa ultima giravolta può
essere utile all'avvocato del popolo per quello che succederà nel post voto. Soprattutto in caso di pareggio. Ed è la ragione per cui in Transatlantico ci scherzano su: "È già pronto a fare il premier delle larghe intese".