La vittoria di Trump e la sinistra dei risentimenti

La vittoria di Trump e la sinistra dei risentimenti

La stampa mondiale di sinistra è costernata. Donald Trump è uscito indenne e anzi vittorioso dalla caccia alle streghe di Nancy Pelosi, sicché oggi tutti si chiedono come sia possibile che l'odiato, sbeffeggiato e disprezzato miliardario con la zazzera gialla quasi certamente rivincerà a novembre, salvo gravi imprevisti. Negli Stati Uniti del New York Times e della Cnn e nel resto del mondo, gli opinion leader cominciamo a chiedersi non come sia possibile che Trump abbia stravinto, ma come mai noi non abbiamo saputo capire in che direzione tirava il vento della democrazia. Ai tempi dell'Unione Sovietica, che dio la benedica, tutto era più facile perché quando l'«impero del male» esprimeva una posizione, le sinistre si regolavano riadattandola, con lieve dissenso, alle proprie misure. Dopo la caduta di quel mondo, la bussola di sinistra si orienta soltanto su sentimenti e risentimenti. L'abbiamo visto in Italia con Craxi e Berlusconi, con il risultato che oggi la sinistra ex comunista ha preferito ammainare ogni bandiera identitaria e coltiva la calma soporifera come se fosse una virtù, quando invece è vuoto pneumatico. E poiché la sinistra non ha forti idee per cui gridare, cerca di eliminare chi ne ha, e le grida. Infatti Trump è un urlatore. Boris Johnson primo ministro della Brexit vince a voce alta portandosi via l'elettorato di sinistra. E tutti lo odiano così come odiano Trump. Poi, costernati, si chiedono: ma da dove verrà, tutto quest'odio? Sarà il caso di fare una commissione d'inchiesta?