Voghera, spunta il video. Un pugno all'assessore ma lo sparo non si vede

I pm: "Rischi di reiterazione, sì ai domiciliari". La sorella della vittima: ucciso perché straniero

Voghera, spunta il video. Un pugno all'assessore ma lo sparo non si vede

È stata chiesta la conferma degli arresti domiciliari per Massimo Adriatici, l'assessore (autosospeso) di Voghera, che martedì sera durante una violenta discussione ha sparato, uccidendolo, a un cittadino marocchino di 39 anni. Il pm di Pavia, Roberto Valli, ha inoltrato la richiesta di convalida del fermo al gip, davanti al quale il politico leghista accusato di eccesso colposo di legittima difesa comparirà oggi per l'interrogatorio di garanzia. Le motivazioni della Procura sono il pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove. Sarà il giudice a decidere. Intanto spunta un filmato della colluttazione tra Adriatici e la vittima, Youns El Boussettaoui. Nelle immagini agli atti dell'inchiesta, riprese da una telecamera di sorveglianza, il 39enne si avvicina all'assessore alla Sicurezza, che è al telefono per chiamare la polizia, e dopo una discussione lo colpisce con un pugno al volto. Il video mostra Adriatici che cade a terra, ma non si vede il momento in cui impugna la pistola da cui è partito il colpo mortale. L'assessore poi si rialza e raccoglie alcuni oggetti che gli sono caduti. Qui gli si avvicinano un paio di persone. Il legale della famiglia della vittima, l'avvocato Debora Piazza che affianca il collega Marco Romagnoli, sottolinea che El Boussettaoui «andava curato, non ucciso. Non faceva male a nessuno ed era malato».

Risulta che tre settimane fa l'uomo era stato sottoposto a un Tso per problemi psichici. «Non siamo nemmeno stati avvisati dell'autopsia - aggiunge il legale -. Pensavano che non avesse parenti, che invece sono tutti cittadini italiani». Il 39enne, spiega ancora l'avvocato Piazza, era fuggito dalla struttura di Vercelli in cui era ricoverato per tornare a Voghera, dove si sentiva «a casa» proprio nella piazza in cui è morto.

I familiari della vittima vivono altrove. Il padre a Vercelli, la sorella in Francia, il fratello in Svizzera. La moglie e i due figli di otto e cinque anni sono in Marocco. Proprio la sorella, rientrata dalla Francia, ha dichiarato alla trasmissione Zona Bianca: «Gli hanno sparato in piazza davanti a tantissime persone. L'assassino si trova a casa sua, dorme bello riposato. Dove è la legge in questa Italia? Ma siamo in Italia o in una foresta?». Ancora: «Aveva un fucile, aveva una pistola in mano mio fratello? Rispondetemi! No, mio fratello non aveva nessuna arma in mano. È stato ammazzato davanti alle persone e questa persona si trova a casa sua». Il marito della donna ha aggiunto: «Vogliamo giustizia». Per la vicenda le opposizioni in Comune preparano una mozione di sfiducia contro il sindaco Paola Garlaschelli. È intervenuto infine, parlando con l'Adnkronos, Graziano Stacchio, il benzinaio di Vicenza che nel 2015 sparò e uccise un bandito che aveva assaltato un'oreficeria vicina. Il suo caso venne archiviato. «La colpa di quanto successo - ha detto - è dello Stato, che è sempre complice. Sono vicino alla sorella del ragazzo morto e a chi ha sparato: sono vittime entrambi. La responsabilità è della politica che non dà risposte ferme: servono ordine e disciplina. Le leggi non vengono applicate e questi sono i risultati. Gli immigrati vengono lasciati a se stessi: o li mandi via o li aiuti». Infine: «I giornali e i politici criminalizzano le armi, ma non dicono che girano più pistole illegali che legali. Io darei anche 10 anni di carcere a chi usa illegalmente un'arma, ma è facile attaccare chi, rispettando la legge, ne possiede una in casa».

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