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Von der Leyen promette il tetto ai prezzi, ma in Ue è tutti contro tutti

Ursula von der Leyen parla al Parlamento europeo e sul gas chiede una serie di misure ambiziose. Difficili da attuare, però, in un'Europa sempre più divisa

Von der Leyen promette il tetto ai prezzi, ma in Ue è tutti contro tutti

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dopo giorni di silenzi in cui ha lasciato la scena a Paolo Gentiloni e Thierry Breton entra in campo e parla a tutto campo delle strategie che l'Unione Europea ha in mente, apre ad una forma di tetto sul prezzo del gas generalizzato e a misure di vario tipo. Tetto al gas? La Commissione ci sta pensando. "Credo veramente che dovremmo arrivare a definire una forbice di prezzo che eviti la formazione di picchi di prezzo e limiti la volatilità del mercato", ha detto von der Leyen nel corso di un suo intervento odierno al Parlamento europeo di Strasburgo.

Gli obiettivi della Commissione

Von der Leyen va oltre il dualismo tra chi proponeva un tetto al prezzo dell'oro blu e chi invece parlava di un tetto sull'elettricità prodotta nel mercato secondario, sottolineando la necessità di un approccio ibrido: "I prezzi elevati del gas stanno guidando i prezzi dell'elettricità. Dobbiamo limitare questo impatto inflazionistico del gas sull'elettricità, ovunque in Europa. Per questo siamo pronti a discutere di un tetto massimo al prezzo del gas utilizzato per generare elettricità. Questo tetto rappresenterebbe anche un primo passo verso una riforma strutturale del mercato elettrico".

Acquisti comuni e pressioni sui produttori amici per i prezzi? Tutto nell'agenda. "Dovremmo avere un approccio comune molto migliore di quello che abbiamo avuto", ha aggiunto, sottolineando che Bruxelles non intende pagare qualsiasi prezzo per il gas e suggerendo di "puntare sull'acquisto comune del gas" e sull'accordo con nazioni come la Norvegia, che stanno facendo affari d'oro con la crisi europea, per condizioni di mercato favorevoli.

Von der Leyen punta sui partner fidati, prima fra tutte la stessa Norvegia, per smorzare il prezzo che l'Europa paga per le importazioni di gas e propone di usare il notevole potere contrattuale dell'Europa in quanto mercato più grande al mondo per l'energia, concludendo accordi vantaggiosi per entrambe le parti ed evitando di vincolare i Paesi all'obbligo di fare offerte più alte sui mercati mondiali spot che si muovono giorno dopo giorno e fanno salire i prezzi per l'Europa.

Un'agenda ambiziosa, quella dell'ex ministro della Difesa tedesco, in cui oltre alla classica attenzione per i mercati e le questioni finanziarie si inizia a intravedere una visione geopolitica e strategica e, al contempo, la necessità di andare oltre un sistema europeo che badi esclusivamente alla pur importante garanzia alla concorrenza. L'attenzione della von der Leyen alla modifica del mercato olandese Ttf del gas, a suo avviso "non più rappresentativo del nostro mercato, che oggi include più Gnl" in un contesto in cui le forniture dalla Russia sono scese dal 41% fino ad arrivare al 7,5% del gas dei gasdotti, lo testimonia.

Un'Europa sempre più divisa

Ma questa serie di proposte, ambiziose e con cui Bruxelles vuole battere un colpo, dovranno scontrarsi con una realtà che vede l'Europa divisa sull'energia e ogni Paese intento alle proprie rivendicazioni. La Germania, ad esempio, ha fatto da sola sul "tetto" al prezzo del gas interno e ha attratto le critiche dell'Italia e della Francia, desiderose invece di un tetto europeo che Berlino non approva, supportata in quest'ottica dall'Ungheria, che beneficia del gas russo, e dalla Polonia, che si alimenta invece a Gnl americano e carbone. L'Olanda, come è ovvio, è ostile alla modifica del benchmark gasiero del Ttf che alimenta la sua principale borsa, quella di Amsterdam, e da principale produttrice di gas dell'Ue potrebbe anche tergiversare sul tetto al gas; sul fronte della generazione elettrica Paesi come Spagna e Portogallo hanno già avuto via libera ai loro piani nazionali, e ad oggi hanno creato un precedente. Sul tetto al prezzo della generazione elettrica le posizioni variano tra quelle della Francia, che preferirebbe un taglio al prodotto finito per alleggerire la pressione sul suo settore nucleare che subisce la pressione della politica del costo marginale, e quella dei rigoristi del Nord che temono vengano scalfite le regole di concorrenza.

La von der Leyen su molte questioni pone indubbiamente dei temi interessanti: non si può negare la necessità per l'Ue di arrivare a una fascia di prezzi per fermare i folli picchi che conosce nel prezzo del gas né di difendere la coesione del mercato unico; non si può negare la natura speculativa di molte manovre al Ttf né la necessità di far fronte comune al fronte degli approvvigionamenti. Ma il rischio è quello di essere arrivati tardi a calcolare l'impatto che il tutti contro tutti europeo avrebbe potuto causare se le contraddizioni nel mercato energetico fossero state fatte esplodere.

L'Ue ha scelto di affidare a logiche di mercato non adatte a tempi emergenziali la risposta alla più grave crisi energetica del secondo dopoguerra. E ora si trova a rincorrere in salita una serie di risposte per le quali la finestra ideale era all'inizio della crisi ucraina, quando si poteva contare su una volontà politica comune prima dell'emersione dei dovuti distinguo nazionali. E la von der Leyen appare in una posizione debole anche, se non sorpattutto, per il fatto che la linea della Commissione di solidarietà e cooperazione è messa in discussione da quel governo di Berlino a cui, non troppo celatamente, la capa dell'esecutivo Ue ambisce come poltrona futura dopo la fine dell'esperienza europea nel 2024. Frenando la mediazione tra la fuga in avanti della Germania e la necessità di una comune risposta europea l'Unione Europea deve intervenire attivamente ma rischia di dover fare i conti con le ricadute in termini di inflazione e rincari energetici che la mossa in solitaria di Berlino impone, oltre che con una crescente divisione politica non governata attentamente dalla von der Leyen.

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