Votare Juncker è un suicidio. Ecco perché

Ci sono cinque ragioni politiche per cui Forza Italia non dovrebbe dare il suo voto a Juncker.

Votare Juncker è un suicidio. Ecco perché

Il Parlamento europeo si appresta, tra pochi giorni, a votare il lussemburghese Jean-Claude Juncker a presidente della Commissione, di fatto l'organo esecutivo e legislativo dell'Europa. Ci sono cinque ragioni politiche per cui Forza Italia non dovrebbe dare il suo voto a Juncker.

Primo: Juncker è il candidato di Angela Merkel che, come tutti sappiamo, non è una grande amica dell'Italia, né del Cavaliere; in questi anni Juncker è stato il più fedele esecutore della politica di austerity e di rigore imposta dalla Germania, che ha immobilizzato l'economia europea e indebolito i sistemi produttivi di molti paesi, in particolar modo del nostro.

Secondo: Juncker ha avuto un ruolo attivo nel «complotto del 2011», con cui fu eliminato Silvio Berlusconi, capo di un governo democraticamente eletto, poiché si opponeva al commissariamento del nostro Paese da parte del Fondo monetario internazionale. Per il giornale inglese The Spectator, che per primo nel 2011 ne rivelò l'esistenza, l'eurocrate lussemburghese faceva parte della cosiddetta «Squadra di Francoforte», il ristretto gruppo di politici, banchieri e tecnocrati (tra cui la Merkel, Sarkozy, Draghi e la francese Lagarde) che decisero la rimozione del Cavaliere. A quel tempo Juncker ricopriva il ruolo di presidente dell'Eurogruppo, il coordinamento che riunisce i ministri dell'Economia della zona euro.

Terzo: Juncker è il più feroce teorico delle politiche di aggressione fiscale alle economie europee. Il Financial Times, nei giorni scorsi, l'ha attaccato violentemente ricordando come lui abbia avuto un atteggiamento ben diverso nei riguardi del suo Paese: «Nei 18 anni in cui è stato capo del suo governo – ha scritto il giornale della finanza mondiale - il Lussemburgo è diventato il più grande paradiso fiscale d'Europa». Non solo, ma mentre Juncker predicava come uccidere i nostri paesi di tasse, da premier del Granducato si è sempre opposto alle leggi di riforma fiscale dell'Ue che prevedevano lo scambio informazioni tra paesi membri per limitare i casi di evasione e frode; recentemente l'Ocse ha rivelato che il Lussemburgo non rispetta le regole di trasparenza fiscale. Insomma, Juncker è uno di quelli che fa l'esattore con le tasse degli altri.

Quarto: Juncker è l'espressione più evidente di una visione tecnocratica e antidemocratica dell'Europa. Nel 1999, intervistato da Der Spiegel in un articolo intitolato «La Repubblica di Bruxelles», Juncker spiegò l'idea di democrazia della nascente Europa: «Noi prendiamo una decisione in una stanza, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo di vedere cosa succede. Se non provoca proteste o rivolte, è perché la maggior parte delle persone non ha idea di ciò che è stato deciso; allora noi andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno».

Quinto: la nomina di Juncker sta provocando una crisi quasi irreversibile con la Gran Bretagna il cui premier Cameron ha dichiarato di essere disposto a uscire dall'Ue (raccogliendo i favori dell'opinione pubblica inglese) nel caso in cui il lussemburghese venisse eletto. La ragione è data dal fatto che Juncker si è sempre espresso in questi anni a favore di una riduzione delle sovranità nazionali per aumentare il peso della burocrazia di Bruxelles. Il disimpegno britannico dall'Europa aumenterebbe il peso della Germania e del modello continentale nord-europeo a scapito di quelli mediterranei. Insomma Juncker è esattamente ciò che, in Europa, una forza politica liberale, popolare e democratica dovrebbe contrastare. In molti, dentro Forza Italia, dicono che questa nomina risponde a criteri di «realismo politico». Il realismo in politica è una qualità fondamentale che distingue la possibilità di trasformare le cose rispetto all'utopia immobilizzante. Ma il realismo si fonda sempre sulla comprensione della realtà e delle conseguenze che ogni atto comporta. La sensazione è che spesso si confondano «real politik» e «suicide politik».

Twitter: @GiampaoloRossi

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