"Il piano per la ricostruzione e le garanzie di sicurezza sono molto importanti. Se i documenti saranno pronti, avremo un incontro e un viaggio a Davos. Se ci saranno pacchetti energetici o decisioni su difesa aerea aggiuntiva, andrò sicuramente". Le parole del presidente ucraino Volodymyr Zelensky non hanno nulla a che fare con il morettiano "mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente". Nelle sue parole c'è l'amarezza e la frustrazione per un Paese quotidianamente sotto attacco che teme di essere dimenticato e finire nell'oblio di una geopolitica in cui l'Ucraina non è più al centro dell'attenzione. Eppure la realtà resta tragica: sotto le bombe, i missili e i droni. Al buio e al gelo, con centinaia di migliaia di civili in condizioni terribili e in fuga dalle città.
Non a caso Zelensky ha ammesso di temere che la pressione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump riguardo la questione Groenlandia possa distogliere l'attenzione dall'invasione russa dell'Ucraina e rallentare i processi di pace in corso, seppur complicati. "L'attenzione sulle questioni non dovrebbe essere considerata intercambiabile". Anche perché chi approfitta del caos globale è proprio la Russia. "Sembra che nel mondo sia tornata in vigore la legge del più forte - dice candidamente il ministro degli Esteri Sergei Lavrov - La Groenlandia è strategica per gli stati Uniti come la Crimea lo è per la Russia", ha detto, in una sorta di tentativo di legittimare le azioni russe alla luce dello scenario politico internazionale.
Intanto Zelensky conferma che i colloqui sono ancora in corso ma che "l'ultimo miglio è il più difficile". Che ci sia il presidente o meno, Il team negoziale ucraino guidato da Rustem Umerov ha incontrato a Davos i consiglieri per la sicurezza nazionale di Francia, Germania e Gran Bretagna. Mentre l'inviato russo Kirill Dmitriev vedrà in Svizzera la delegazione statunitense con Steve Witkoff e Jared Kushner. Nell'immobilismo che sembra regnare, il Parlamento europeo ha attivato la procedura d'urgenza sulla proposta di prestito da 90 miliardi di euro per l'Ucraina, che sarà votata già nella plenaria di febbraio. Approvata anche la procedura d'urgenza per il ricorso alla cooperazione rafforzata, che consentirà a 24 Paesi membri - ad eccezione di Repubblica ceca, Ungheria e Slovacchia - di partecipare al prestito.
Ma la situazione in Ucraina resta drammatica. Migliaia di case sono senza riscaldamento a Kiev, con -15 gradi, dopo l'ennesimo attacco di Mosca nella notte. "Il criminale di guerra Putin continua a condurre una guerra genocida contro donne, bambini e anziani", attacca il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha. Nella capitale, il sindaco Vitaly Klitschko ha raccontato che quasi 600mila residenti hanno abbandonato la città per le condizioni inumane in cui sono costretti a vivere. Colpite anche Dnipro, Odessa, Zaporizhzhia, Poltava, Sumy con vittime civili e gravissimi danni alle infrastrutture energetiche. E scoppia per l'ennesima volta il caso nucleare.
Colpita anche la tristemente zona di Chernobil, con Kiev che accusa la Russia di mettere a rischio la sicurezza atomica e l'Aiea conferma che la centrale ha perso tutte le fonti di energia elettrica esterna. Un ulteriore, grave, pericolo, in un conflitto che rimane drammatico e che non può passare in secondo piano.