Il Ppe: niente fondi Ue alle ricerche contro la vita

da Roma

Niente soldi europei per le «pratiche contro la vita». Nessun finanziamento comunitario per quelle ricerche che sono «in violazione della dignità umana» e che sono «illegali almeno in uno Stato» dell’Unione. No alla «scienza che non rispetta l’etica». Lo stop arriva dal congresso del Partito popolare europeo, riunito in questi giorni a Roma. Giovedì in Vaticano l’incontro del Papa con i delegati e il suo forte appello per «la difesa della vita e della famiglia». Meno di ventiquattr’ore, e l’invito di Benedetto XVI è stato accolto dal Ppe, che ha inserito il principio nel proprio «manifesto» modificando così in maniera profonda quello precedente, varato a Berlino.
La distruzione di embrioni per la ricerca sulle cellule staminali, la clonazione, l'aborto, l'eutanasia, la manipolazione psicologica: queste le materie sulle quali, secondo i popolari, l’Unione Europea dovrebbe bloccare i fondi, intervenendo anche «in presenza di divieto per tali pratiche anche da parte di un solo Stato» dell'Ue. Un elenco preciso e dettagliato, presente nella prima proposta presentata dai rappresentanti slovacchi, bocciata però dalla commissione congressuale del Ppe per soli due voti. Il testo è stato allora riformulato. Riproposto senza la lista, è stato quindi approvato in seduta plenaria con 150 voti a favore: unici contrari gli olandesi.
È il trentesimo anniversario della fondazione del Partito popolare. Nel manifesto «per un'Europa dei cittadini: priorità per un futuro migliore» inizialmente erano previsti solo tre punti: il primo riguardante il lavoro, il secondo il terrorismo e la giustizia, il terzo la politica estera. Dopo l’udienza in Vaticano e il discorso del Pontefice, la delegazione slovacca ha suggerito di inserire una quarta priorità, «la dignità umana implementata nella vita quotidiana», proprio per «rispondere alle richieste formulate dal Santo Padre». Il Papa, incontrando il Ppe, aveva ricordato che il rispetto della vita, della famiglia e del diritto dei genitori ad educare i figli «sono principi non negoziabili», valori «non confessionali» ma «comuni a tutta l’umanità». E aveva concluso che «l’azione della Chiesa nel promuoverli» non può essere considerata «una forma di intolleranza» o di «ingerenza», tantomeno di «attività politica». L’Europa «nell’affrontare le complesse sfide che ha di fronte», potrà dunque «attingere ispirazione al patrimonio cristiano». Il Ppe ha subito «attinto». Il testo originario dell'emendamento era così formulato: «Le pratiche in violazione della dignità umana - come la distruzione di embrioni per la ricerca sulle cellule staminali, la clonazione, l'aborto, l'eutanasia, la manipolazione psicologica, ecc. - che siano illegali almeno in uno Stato membro, non dovrebbero essere finanziate dai fondi comunitari».
Nella stesura finale si è però voluto eliminare questo elenco parziale, proprio per estendere al massimo la portata del principio a tutte le pratiche contro la vita di qualsiasi tipo. Dunque, una posizione ancora più dura (per esempio il Ppe si opporrà ad una eventuale richiesta di finanziare la ricerca riguardante la legge olandese sull'eutanasia) che porta il Ppe ad essere il portabandiera in Europa della difesa del valore della vita.

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