Introspezione dei personaggi, denuncia sociale, analisi delle radici del male: se avete amato la saga Gomorra ma vi siete stancati di assistere a troppe sparatorie, faide, ammazzamenti, ecco che arriva la nuova serie che torna indietro, all'adolescenza del boss, a come Pietro Savastano è diventato uno spietato capo della camorra.
In onda dal 9 gennaio su Sky Atlantic (e in streaming su Sky e Now dal 16), il prequel in sei episodi intitolato Gomorra - Le origini è firmato, come regista e supervisore, da Marco D'Amore, il Ciro Di Marzio protagonista delle vicende tratte dai libri di Roberto Saviano e del film L'Immortale.
Savastano ragazzo è interpretato da un bravissimo Luca Lubrano, circondato da giovani attori tutti all'altezza di un compito difficile: tornare in quei luoghi dopo cinque stagioni - alcune trascinate in maniera un po' sbrodolata - per ridare vita a un racconto che forse poteva stancare gli spettatori, ma che invece trova il modo di parlarci ancora oggi. Se amate il genere, apprezzerete soprattutto il tentativo di fornire una spiegazione psicologica e sociale - ma non moralistica - del perché un giovane, nato e cresciuto in povertà e in mezzo alla delinquenza, sceglie di diventare il più feroce di tutti.
La storia (prodotta da Sky Studios e Cattleya) si trasferisce negli anni '70, tra le case diroccate di Secondigliano, mentre tutto intorno crescono, come funghi, i palazzoni in una Napoli in piena trasformazione, mentre la camorra contrabbanda sigarette e comincia l'invasione di eroina.
"Quando mi hanno proposto di ritornare su Gomorra all'inizio ho detto di no - spiega D'Amore -. Dopo dieci anni tra recitazione e regia, pensavo di non potere dare e dire più niente, ma poi l'idea di tornare indietro, di sterzare, di andare da un'altra parte, mi ha convinto. È stato rischioso, potevamo cadere, ma la sceneggiatura (con Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli, ndr) non ci ha fatto deragliare".
E, difatti, bisogna mettere da parte immagini e sensazioni legate alle passate stagioni, e immergersi in quella che è una storia di formazione adolescenziale, amicizia tra ragazzini e prime cotte amorose: nel ruolo di Imma, che diventerà la futura moglie (e complice) di Savastano, una ottima Tullia Venezia.
"I personaggi per noi ormai sono persone vere - spiega la sceneggiatrice Ravagli - Abbiamo sofferto con loro, per le scelte sbagliate, per il dolore che hanno provocato. C'è stata un'adolescenza della camorra: abbiamo raccolto tante testimonianze su quel periodo, ci siamo fatti raccontare come erano quegli anni: non sono persone nate mostruose, ma diventate così a causa del contesto".
Analisi che possono apparire giustificatorie - e in effetti, a nostro avviso, la sceneggiatura segue fin troppo questa strada - rispetto alla scelta del male. "Il nostro intento - risponde alle obiezioni Ravagli - non è di sollevare questi personaggi dalle loro responsabilità, ma di capirli. Ci siamo chiesti: che vita ha vissuto Pietro per diventare così feroce, che bambino è stato?". E tra abbandono da parte della madre prostituta, padre sconosciuto, povertà assoluta, invidia per i ricchi del quartiere, rabbia, sogno di una vita migliore, di ragioni ne ha da vendere.
Il suo interprete, Luca Lubrano, aggiunge: "Pietro è un leader mosso dall'amore per i suoi amici, non dall'odio. È una borsa piena di fragilità, paura, mancanza di riscatto. E, dunque, prima di giudicare, secondo me, bisogna sapere. Argomento complesso, che può scatenare l'irritazione e l'indignazione dei cittadini che subiscono le conseguenze della delinquenza e che ha provocato anche tante polemiche intorno alla serie medesima, accusata di esaltare la violenza e, nel contempo, di dare solo un'immagine negativa di Napoli.
"Accuse assurde - ribatte ancora una volta D'Amore - Martin Scorsese non è stato criticato per Gangs of New York. Mi piacerebbe che i politici lo capissero una volta per tutte, una narrazione non è un telegiornale, non è un articolo di giornale. Gomorra ha portato, oltre che una grande lavoro cinematografico, alla scoperta di molti talenti campani". Ed è stata anche un pilastro della programmazione di Sky.
Lo sarà ancora di più adesso che, con l'arrivo a metà gennaio del nuovo competitor televisivo HBO Max, puntare sulla produzione originale e italiana è ancora più importante.
"Pensiamo - spiega Giuseppe De Bellis, vice presidente Sky - che con questa formula il pubblico interessato possa essere più largo e che chi non ha visto la serie originale, possa ripescarla".Per avvicinare i giovani, sono stati realizzati anche dei vodcast, condotti da Pablo Trincia, già disponibili sulle piattaforme.