Circa 4.200 euro di contributi volontari in media per anticipare la pensione di un anno. Sono questi i costi, ricavabili dalla circolare INPS dell’11 marzo scorso, che i lavoratori dipendenti dovranno sostenere per accedere alla pensione attraverso la contribuzione volontaria.
Si tratta di circa 60 euro in più rispetto all’anno passato, incremento legato all’adeguamento all’inflazione (più 1,4%) registrata nel 2025: “L’Istat ha comunicato, nella misura del +1.4%, la variazione percentuale verificatasi nell’indice dei prezzi al consumo, per le famiglie di operai e impiegati, tra il periodo gennaio 2024 - dicembre 2024 e il periodo gennaio 2025 - dicembre 2025 (…) Sulla base della variazione dell’indice Istat, pertanto, per l’anno 2026 la retribuzione minima settimanale è pari a 244,74 euro”.
Ma cosa prevede la circolare? Entriamo più nel dettaglio.
Di cosa si tratta
La circolare dell’11 marzo è il consueto documento di aggiornamento che l’Istituto previdenziale pubblica per aggiornare i costi per la prosecuzione volontaria della contribuzione. In pratica, l’INPS comunica l’importo che i lavoratori, dopo aver interrotto l’attività lavorativa, devono versare di tasca propria per non perdere l’anzianità contributiva o per maturare prima il diritto alla pensione.
Il documento riguarda, quindi, la cosiddetta prosecuzione volontaria, cioè lo strumento che permette a chi ha perso l'impiego o ha avuto una carriera frammentata di 'colmare i vuoti' nel proprio salvadanaio previdenziale. Senza questi versamenti, anche brevi periodi di inattività potrebbero far slittare la data della pensione di diversi anni.
Quali sono i contenuti principali
I
principali dati riportati nella circolare riguardano:- l’adeguamento al costo dell’inflazione; difatti con questo documento l’istituto recepisce la variazione dell’indice dei prezzi al consumo comunicata dall’Istat e considerando che nel 2025 questa è cresciuta dell’1,4%, l’Inps ha adeguato l’importo minimo su cui calcolare i contributi in proporzione a questo aumento, perché altrimenti i contributi versati avrebbero un valore reale troppo basso rispetto alle future prestazioni pensionistiche.
- le categorie occupazionali coinvolte; la circolare è rivolta ai lavoratori dipendenti (per cui la retribuzione minima settimanale è calcolata su base 244,74 euro), agli artigiani e commercianti per cui sono stabilite le aliquote (24% per artigiani, 24,48% per commercianti), e i liberi professionisti senza cassa, indicando quanto devono versare alla Gestione separata Inps per coprire un mese di contribuzione.
- le aliquote per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti (Ivs); la circolare conferma che la quota da destinare alla pensione rimane il 33% dello stipendio.
L’intero importo versato per i contributi volontari sono deducibili dal reddito nella dichiarazione dei redditi, riducendo così l’onere economico effettivo per il contribuente.