Il professor Monti distribuisce le pagelle: Draghi promosso, governo rimandato

Gian Battista Bozzo

da Roma

Prima che l’agosto delle polemiche - o delle «punzecchiature estive», come le definisce Michele Salvati - lasciasse spazio al settembre delle decisioni, è arrivato, al penultimo giorno utile, Mario Monti.
Nell’estate caratterizzata dal carteggio elettronico fra Tommaso Padoa-Schioppa e Francesco Giavazzi, Monti sceglie una tradizionalissima intervista, stavolta alla Stampa, per invitare Romano Prodi ad «avere più coraggio» ricordando che «l’Italia è perdente in Europa, e senza riforme sarà il declino». Contemporaneamente, sul Corriere della Sera, il professore pubblica una paginata sulla «svolta di Bankitalia» che, abbandonando la politica dirigista, ora permette grandi aggregazioni come quella appena annunciata da Intesa e San Paolo.
Bravo il governatore Mario Draghi, che cancella con un colpo di spugna l’interventismo fazista; meno bravi Romano Prodi e il suo ministro dell’Economia, che cedono sul fronte del rigore. Sfrondati con il defoliante i due interventi, sembrerebbe proprio questo il messaggio del professore. «Coloro che dicono: i dati sono un po’ migliori del previsto, perciò possiamo diluire gli interventi necessari, forse non hanno capito la natura del problema», spiega Monti proprio nel giorno in cui i giornali riferiscono l’annuncio di Padoa-Schioppa sulla riduzione della manovra 2007. Nessuno può credere a una coincidenza. Il professore paragona questa finanziaria a quella di dieci anni fa, quando l’incertezza riguardava la partecipazione alla moneta comune europea dal primo momento, o in una seconda fase. «Nel settembre ’96 si puntò a un disavanzo del 3%, e ciò consentì all’Italia di far parte dell’euro fin dall’inizio», ricorda. Insomma, per Monti il Prodi di dieci anni fa - forse perché alle spalle aveva Cac (Carlo Azeglio Ciampi) e non Tps - era più coraggioso del Prodi attuale.
Ora, negli ambienti vicini al governo si parla di un Monti «ingeneroso», come dice Marina Sereni, vicepresidente dei deputati dell’Ulivo. Altri, più velenosi, parlano di un Monti che ha deciso di intervenire per non lasciare ai Giavazzi ed ai Boeri il monopolio del rigorismo nel Paese (due giorni fa, sul sito voce.info, Boeri ha pubblicato un articolo sul «Dpef balneare», molto critico con Padoa-Schioppa). Alcuni parlamentari della sinistra, come Francesco Borgomeo e Gennaro Migliore, colgono l’accenno di Monti all’«appoggio bipartisan alle riforme», come la riproposizione della grosse koalition all’italiana.


È quella di Monti, come alcuni pensano, una candidatura al premierato se la compagine prodiana si dovesse sfaldare lasciando il posto a una grande coalizione centrista? Chissà. Traspare comunque, a ben leggere, la delusione di una «risorsa del Paese» che dopo incarichi molto importanti oggi è solo un advisor della Goldman Sachs.

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