Il programma di Prodi «O si fa così o Pomì»

Il leader del centrosinistra cerca di fare la voce grossa con gli alleati. Pensa a un governo di politici e tecnici e «prenota» Padoa Schioppa per il ministero dell’Economia. «Nel ’98 Bertinotti ha commesso il più grande errore della sua storia, ma oggi non lo rifarà»

Laura Cesaretti

da Roma

«O così o pomì», sarà - minaccia Romano Prodi - il suo motto da capo del governo, se l’Unione vincerà le elezioni. Preso in prestito dalla passata di pomodoro, ma non di meno indicativo del nuovo corso più virile che il Professore sembra deciso a imprimere alla sua seconda stagione di leader del centrosinistra: «Ho 66 anni, ho avuto tutto dalla vita: sono stato presidente dell’Iri, del Consiglio, della Commissione europea e non ho più niente da chiedere», dice, per cui «debbo essere radicale». Un riformista radicale: «O si fanno le riforme di cui il Paese ha bisogno», oppure «io non ci sto», slogan mutuato stavolta da Oscar Luigi Scalfaro. «Non perché sono un eroe, ma perché avendo il lusso di non avere un partito alle spalle non ho padrone, e ho il dovere morale di offrire soluzioni al Paese, è questo il dono che posso fargli».
Due ore con la cuffia in testa e il fido Silvio Sircana seduto al fianco, in diretta a Radio 24, incalzato dalle telefonate e dalle domande del conduttore Giancarlo Santalmassi, che non gli fa passar liscio neanche un piccolo lapsus. Come quando il Professore racconta che vorrebbe anche in Italia un hub aeroportuale al livello di quello di Francoforte, dove «arrivi col tuo treno, ti fanno direttamente il check up lì e gli lasci la valigia...», e Santalmassi fa tanto d’occhi: «Caspita, a Francoforte fanno pure il check up in aeroporto!».
Superato l’equivoco anglofono (si parlava di check in, ovviamente), dribblata la domanda su che fare per il caso Alitalia («Non ho i dati per rispondere, non sono il ministro dei Trasporti», dice Prodi), evitata la provocatoria richiesta di indicare chi sono i «furbetti del quartierino» del giorno («Son venuto qui a piedi tranquillo e non ho pensato alle polemiche da fare»), si passa al programma dei mitici «primi cento giorni».
«La prima cosa da fare - esordisce il Professore - è dare un messaggio di forza e di impulso all’economia», poi, «rimettere a posto il sistema fiscale», ma subito «alleviare l’imposta sull’ora lavorata, come fatto immediato, perché stiamo perdendo concorrenza e c’è demotivazione». A seguire «sempre per la produzione, un grande piano di ricerca, innovazione, perché il Paese ha bisogno di un salto in avanti, di vincere in qualche settore». Un programma per cui Prodi ha in mente un nome: Tommaso Padoa Schioppa, l’ex vicepresidente della Banca centrale europea che per il leader dell’Unione sarebbe una sorta di «nuovo Ciampi». Per il Professore il governo è un «mix» di politici e tecnici, riflette, e i primi saranno la maggioranza. «Poi se c’è qualche ruolo in cui c’è bisogno di un aspetto tecnico particolare, se c’è bisogno di una persona che dia al mondo economico, tecnico e straniero una fiducia particolare, può benissimo essere un non politico». Identikit che calza a pennello a Padoa Schioppa, ma anche all’ex commissario Ue Mario Monti. La partita è aperta, ma con una candidatura forte, lo sdoppiamento del ministero dell’Economia in Tesoro e Finanze si allontana. Un Prodi che promette anche anche «solidarietà ed equità», sentimenti, a detta del leader dell’Unione, che gli italiani non hanno percepito nel modo di governare di Berlusconi. «La gente - sostiene Prodi - deve sapere che se tutti non pagano le tasse, l’Italia non va avanti». Occorrerà «ricostruire una mentalità che la Cdl ha distrutto. «Quando ero al governo - ricorda il capo dell’Unione - ogni tre mesi, con Visco, facevamo i conti e c’erano sempre più soldi del previsto. All’inizio ero stupito, ma poi ho capito che i cittadini pagavano regolarmente le imposte perché sapevano che eravamo seri e si fidavano».
E delle riforme del centrodestra cosa ne farà il futuro governo dell’Unione? «Non dico mai che bisogna buttare tutto, anche perché serve un periodo di assestamento delle norme appena varate e non è che ogni giorno possiamo cambiare scenario», assicura Prodi. «Perfino nelle leggi che non condivido ci sono degli aspetti che vanno salvaguardati, eccezion fatta per le leggi ad personam».
Sulla sua coalizione Prodi si mostra tranquillo: Bertinotti creerà problemi? «Nel ’98 ha fatto il più grande errore della sua storia, non lo rifarà».