Un coniglio con il teschio che rompe gli schemi, una palette di color lontana dalle tinte tradizionali del menswwear e una qualità eccellente che parte dal cotone Pima del Perù. È questa la formula di Psycho Bunny, brand nato a New York nel 2005 e oggi con sede a Montreal in Canada che al suo terzo Pitti presenta la collezione primavera-estate 2027. A raccontare lo sbarco del brand in Italia è Stefano Lora, Ceo di Stefano Lora Showroom il distributore italiano che ha scoperto il marchio drante un viaggio di lavoro in Canada. "Mi colpì immediatamente l'organizzazione dell'azienda che oggi fattura solo per questo brand 340 milioni e le parole del titolare. La prima cosa che mi disse fu, qualità, tutto parte da lì". Una qualità che si traduce nella scelta del Pime Cotton, considerato tra i migliori al mondo per morbidezza e resistenza. Il gruppo per garantirsi la materia prima, ha anche acquisito un'azienda in Perù. "Oggi l'uomo è molto più attento alla qualità rispetto alla donna, vuole un prodotto che duri nel tempo". Poi c'è il logo, quel coniglio col teschio interpretato in molti modi su t-shirt, polo, costumi e maglieria tricot "che sta tornando molto" che svela uno spirito sommerso dietro capi classici e basici. "Eravamo convinti che fosse un prodotto per un cliente giovane e invece piace ai ragazzi ma anche a persone di una certa età perché risveglia quel coniglio pazzo che c'è dentro ognuno di noi", racconta Lora. E se nel mondo conta 280 negoi monomarca tra Usa, Canada e Giappone, l'avventura italiana è iniziata poco più di un anno fa e la prima collezione arriva nei negozi proprio in questa stagione. "Sono una quarantina i punti vendita, soprattutto al nord. Sono numeri ancora piccoli ma incoraggianti. Lo hanno dimostrato i due pop up alla Rinascente di Roma e Milano, ad aprile e maggio conun ottimo riscontro sia di immagine che di vendite".
"Quello che mi è piaciuto poi è la capacità del mondo americano di affrontare anche il business in maniera easy, con leggerezza".
Uno Psycho Bunny colorato e divertente, giocoso se vogliamo, con i blu, i bianchi e gli azzurri ma anche me no beige e più arancioni e gialli con texture inaspettate e reinterpretazioni creative dell'emblema classico dimostrando che la moda premium non necessariamente deve seguire le regole.