Quando la buona fede ingrassa camorristi e piccoli truffatori

FAI DA TE Basta anche solo un tesserino fotocopiato per fingersi rappresentante di un’organizzazione benefica

Il caso classico è quello della Onlus accalappia solidarietà: si promette un aiuto ai bambini brasiliani o a ragazzini bisognosi di delicate operazioni chirurgiche. Si mostrano foto sconvolgenti, di quelle che spingono inesorabilmente al pianto. Ma poi i soldi intercettati evaporano verso auto di lusso, serate al night e allegre compagnie. Purtroppo, il mondo del terzo settore si porta sulla schiena parassiti e truffatori di ogni genere che approfittano, ci si scusi il bisticcio, del non profit per riempire il portafoglio. Le forze dell’ordine, in particolare la guardia di Finanza, e l’Agenzia per le Onlus, fanno la loro parte e passano il tempo a togliere le mele marce dal mondo della beneficenza.
È una sfida continua. I criminali hanno una fantasia sfrenata e le studiano tutte pur di incantare l’opinione pubblica. Basta sfogliare i giornali per rimanere a bocca aperta. C’è chi si mette nella scia di Padre Pio come faceva una sedicente onlus intitolata al santo di Pietrelcina, in realtà mai esistita. I suoi rappresentanti però si facevano precedere dalle immagini delle stimmate e parlavano di terzo mondo e di aiuto ai Paesi poveri. Come non dare loro una mano? Invece, le donazioni andavano dritte nelle tasche degli artefici dell’imbroglio.
Più terra terra, l’attività della onlus casertana «Servizi terra di lavoro», in realtà un tentacolo della camorra: incredibilmente questa società paravento gestiva per conto della criminalità organizzata i parcheggi della Reggia di Caserta. Alla fine del 2007 gli arresti. Due. E la fine di uno scandalo all’ombra della storia. Come è vergognosa la trama venuta a galla a Genova: il «Centro cooperazione sviluppo» si proponeva di raccogliere risorse per i bambini africani. Ma non si andava al di là delle intenzioni; la realtà era mortificante: i soldi servivano per lucidare lo scintillante tenore di vita degli inventori di questa macchina mangiasoldi.
«Basta una mela marcia per infettare un’intera cesta», commenta amaro Stefano Zamagni, presidente dell’Agenzia per le onlus. Per fortuna, i raggiri, per quanto ben congegnati, spesso vengono scoperti. E puniti. Con arresti, processi, condanne, risarcimenti come stabilito dal codice. Niente a che fare con gli sprechi, le inefficenze, gli intoppi burocratici che pure rallentano la corsa del non profit. Là si fa il bene, ma si potrebbe fare meglio, qua si ruba e l’unico rimedio è quello antico che passa per le manette.
C’è chi ha speculato perfino sul trasporto dei malati. La «Croce Verde Brixia», una sigla che farebbe pensare ad un’organizzazione seria e scrupolosa, triplicava le parcelle presentate agli ospedali di Bergamo, Mantova Cremona. Una parte serviva per coprire le spese realmente sostenute, il resto era mancia. Anzi, una cresta inqualificabile sulla sofferenza dei malati. I soldi, soldi del contribuente, prendevano un’altra strada. Lontanissima da quella indicata nello statuto.

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