Quando parlano le «fate ignoranti»

di Antonio Risolo
Un refrain che ha stomacato. Un refrain che va bene per tutte le italiche salse: lavoro, pubblica amministrazione, giustizia, economia, riforme, manovre finanziarie. Un ritornello che nessuno vuole più sentire tranne i legittimi cantautori. Le trombette della politica suonano la carica. Un mestiere, il loro, che produce zero benefici per la comunità, ma sopravvivenza per chi sceglie di praticarlo. In perfetta malafede. Ci riferiamo in particolare al cosiddetto ddl Brunetta in materia di grandi yacht. Ci è toccato sentire bestemmie, pronunciate con indisponente ignoranza (dal verbo ignorare, s’intende) della materia, così burocraticamente complessa, ma molto semplice per chi abbia qualche grammo di buon senso nella zucca. Opposizione all’attacco, quindi. Anzi, all’attacco ci va qualche «fata ignorante» del Pd con un mix di mistificazione e strumentalizzazione d’alta scuola (comunista). Che cosa dicono la «fate ignoranti»? Dicono che il ddl Brunetta «vanifica le indagini che hanno portato al sequestro di alcune navi da sogno, tra cui quella riconducibile a Flavio Briatore». E si torna a parlare del Registro internazionale «istituito da Prodi e Burlando». Appunto! Da quel momento ci fu il fuggi fuggi generale verso Gran Bretagna e Francia. Ma, udite, c’è un’altra perla: «La norma è soltanto uno scudo fiscale riservato alla barche extralusso. Tutto questo sarà un aggravio per le casse dello Stato in contraddizione con la rigida manovra per il contenimento della spesa pubblica». Manco i conti della serva sanno fare! E stai a vedere che adesso l’«invereconda» manovra diventa virtuosa e provvidenziale.
A noi risulta esattamente il contrario. E se così non fosse significa che inglesi e francesi sono emeriti fessi. Invece no, sono furbi. Perché hanno politici intelligenti che quando non capiscono hanno il pudore di starsene zitti. Care «fate ignoranti», riportare sotto la bandiera italiana il 95% dei super yacht costruiti in Italia significa riportare a casa centinaia e centinaia di milioni di euro, con cospicue entrate per le casse dello Stato. I regolamenti suicidi partoriti da Prodi-Burlando, di danni (anche per l’Erario) ne hanno fatti fin troppi. Ci riempiamo la bocca di Europa, ma non vogliamo le regole (europee) che fanno la fortuna dei nostri diretti concorrenti.

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