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"Quando Santana si accorciò il concerto per far suonare ancora la Pfm"

Il batterista Franz Di Cioccio e la sua vita rock: "De André leggeva tanti libri contemporaneamente"

"Quando Santana si accorciò il concerto per far suonare ancora la Pfm"
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"Pronto? Sono Franz".

Che effetto le fa compiere 80 anni il 21 gennaio?

"Nessuno, io ho sempre pensato di arrivare almeno a 150".

Ma pensa di smettere?

"Suonare è per tutta la vita, non ci sono alternative".

Lei però ha iniziato dalla pittura.

"E dipingo ancora, quando mi va. Ma mio padre era un sarto con la passione per la musica e voleva che suonassi il sax o l'oboe".

Non la batteria.

"Il sax all'inizio ti taglia le labbra e non puoi più baciare una ragazza".

Franz Di Cioccio è uno dei più implacabili motori ritmici della musica italiana. Preciso. Potente. Virtuoso. Come pochi altri batteristi (ad esempio Ian Paice o Ginger Baker, ma i paragoni non hanno senso) ha un tocco che lo riconosci subito anche in un semplice tempo 4/4 perché o ce l'hai oppure non ce l'hai e lui indubbiamente ce l'ha. Lo ha dimostrato nei dischi e nei (finora) settemila concerti della Premiata Forneria Marconi, il gruppo di rock progressive, anzi "immaginifico" come lo chiama lui, che ha fondato 55 anni fa e che è stata la prima band da esportazione italiana, entrando nei grandi circuiti di concerti pure negli Usa o in Gran Bretagna. A un certo punto, pensate, dopo la morte di John Bonham nel 1980, i Led Zeppelin valutarono l'ipotesi di continuare con un altro batterista e lui fu contattato. Ma rifiutò. Ora, tanto per cambiare, è in tour con la band fino alla fine di febbraio ma, insieme con gli altri, pensa a una Pfm 3.0: "Basta con i 150 show all'anno, ne faremo 25 o 30 in posti selezionati". Giusto il tempo di dare ancora un po' di luce a una storia inimitabile.

Nel 1963 fonda i Red Devils, poi conosce Franco Mussida, arriva Teo Teocoli e nascono I Quelli.

"Il nostro ambiente attirava tanti appassionati di musica. Teo era talmente un bel ragazzo che cuccava di brutto, entrava nei locali e si prendeva subito la serata".

Volevate essere i numeri uno?

"Tutti vogliono essere i numeri uno. Noi volevamo fare qualcosa di diverso".

Collabora con Lucio Battisti. Primo brano inciso: Acqua azzurra, acqua chiara. Non proprio uno qualsiasi.

"Lucio era divertente e si divertiva anche nella vita privata".

La "Premiata" diventa un simbolo del prog rock anni Settanta. L'incontro con Fabrizio De André.

"Fabrizio era difficile. Aveva un carattere molto forte e proponeva idee nuove in continuazione. Inarrestabile. Mi ricordo che, quando eravamo in tour, magari entravamo nella sua camera d'albergo alle 5 del mattino e lui aveva la stanza invasa da libri aperti, li leggeva in contemporanea".

La Pfm suona tantissimo all'estero. Con giganti del rock.

"I Deep Purple ad esempio, tante volte abbiamo aperto i loro concerti. E con Carlos Santana, una volta usò sul palco una chitarra di Franco Mussida. Grande uomo, Carlos. Mi ricordo quella volta...".

Quella volta?

"Negli States i tempi dei concerti erano rigidissimi. Se avevi 40 minuti per suonare, dopo 40 minuti toglievano la corrente e ciao. Noi rispettiamo i tempi e facciamo per andarcene ma l'organizzatore esce sul palco e dice: No, continuate pure, Santana vi stava ascoltando e ha tolto due suoi pezzi dalla scaletta per farvi suonare altri due brani".

ZZTop eroi texani del rock.

"Chi l'avrebbe detto che il loro pubblico impazzisse per la nostra canzone Dolcissima Maria?"

Molti vi sono debitori.

"Beh Phil Collins ha detto che i Genesis non avrebbero avuto successo in Italia, e poi all'estero, senza la Pfm".

E adesso?

"Se il resto della band

lo vorrà, faremo anche un nuovo disco. Ma nel frattempo nasce la Pfm Dance Company, con un corpo di ballo che danza al ritmo di alcuni nostri pezzi. Mi piacerebbe avere due palchi di fianco. Uno con noi. E uno con loro".

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