Quel brutto vizio di farsi rovinare dai vizi

L’ODISSEA Al successo in giovane età, spesso segue un periodo di depressione o di schiavitù da stupefacenti

Milano D’altronde sarebbe troppo facile aver successo e poi godersela e basta. La vita un po’ bisogna complicarsela, specialmente se diventi famoso troppo presto o troppo in fretta o troppo in qualche altro modo. Così mica bisogna essere mostri di talento come Billie Holiday o eroine dell’eroina come Janis Joplin per ridursi a stracci e poi provare a risalire sperando bene. Basta avere tutto e subito, come è successo a Britney Spears, una che, guardacaso, nel 1999 con l’album Baby... one more time battè proprio Whitney Houston nella classifica delle migliori esordienti accatastando quasi trenta milioni di copie vendute nel mondo. Aveva diciott’anni e poi si è visto com’è andata a finire: è stato il reality show del pop più cruento mai messo in scena. Un paio d’anni fa, ogni giorno paparazzate di Britney facevano il giro del mondo. Lei stravolta. Lei che si rasava i capelli a zero. Lei che guidava con il figlio piccolo senza cintura di sicurezza. Lei che non era più lei, insomma. Adesso è risalita e oggi tutti se la coccolano come se niente fosse, anche quelli che fino a poco fa sghignazzavano neanche fosse soltanto un’altra attrazione di quel Barnum che è il pop scintillante e facilmente combustibile. Un po’ diversa la vita di Grace Jones, una che normale non è mai stata e che però si è concessa una ventina d’anni di assenza per rimettersi in piedi dopo l’ubriacatura del successo. Era la cocca dei radical chic di New York, una carica che sarebbe distruttiva per chiunque e figurarsi cos’è stata per una regina della disco music nonché icona gay nonché musa di tanti stilisti e di un bel plotone di fotografi. Ora ha 61 anni ma ne dimostra venti di meno, è ancora la pantera del pop e l’anno scorso ha pubblicato il suo primo cd da chissà quanto tempo intitolandolo Hurricane, uragano, perché lei è sempre stata così, una dall’esplosione improvvisa comunque e dovunque. Non è l’unica, naturalmente. E in fondo la morale di queste traiettorie folli è sempre la stessa, imprevedibile eppure banale: guai a esagerare e, volendo, farlo solo con regole ferree perché al vizio si resiste solo se si è ben allenati. PG

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